Incontro 19 gennaio 2019

IL LAICO – LA LAICA

 

Preghiera (di padre Renato Zilio, missionario scalabriniano – tratta da “Vangelo dei migranti”)

Ogni mattino,
quando mi alzo, Signore,
riprendo a respirare e ti dico grazie
di avermi fatto missionario di un popolo che cammina.
Perché vivendo in emigrazione
mi hai insegnato ad avere compassione
di uomini, di donne, di intere comunità che emigrano
con i loro piedi, con la loro testa e il loro cuore,
e con tutti i drammi che li inseguono ovunque,
con una fede e un coraggio a volte ben più grandi dei miei.
Lungo i confini di culture, di lingue o di religioni differenti,
mi hai insegnato ad avanzare con la tua stessa libertà,
che relativizzava ogni cosa e ogni idea,
anche la legge santa di Israele, perfino il giorno sacro a Dio.
Perché uno solo per te era l’assoluto: Dio stesso e il suo mistero
che segretamente accompagna la vita di ogni essere umano
a qualsiasi razza, cultura o lingua appartenga,
ed era questo il tuo insegnamento più bello.
Così ho imparato a non dettare mai legge,
a non impormi a nessuno, a non predicare alla gente,
ma semplicemente a parlare al loro cuore.
Perché è proprio là che tu ci attendi
per trasformarci in tuoi veri discepoli,
che ancora oggi sanno rifare la strada di Emmaus,
dove lo straniero si aggiunge, come allora, per caso…
Ma, in fondo, Signore, sei sempre tu lo straniero
che i nostri passi accompagnano,
ed è verso il tuo Regno che essi ci portano
nel costruire un mondo più aperto, più grande e fraterno;
è la fede di Abramo che viviamo in questo camminare infinito,
che impedisce alle nostre dimore e alle nostre certezze
di farsi eterne come fortezze.
Tutti siamo migranti e in cammino verso di te, Signore,
che esisti nella meraviglia dei secoli. Amen!

 

Catechesi

  • Dio si presenta a Mosè con l’appellativo “Io sono per te che sarò”, quasi a voler dire “non mi lascio irretire da una definizione, ma sono con te nel cammino, sempre con te, sempre dalla tua parte. Mi svelo a te ma allo stesso tempo mi ricopro (non potrai possedermi)”.
  • Il cammino di fede è sempre un cammino aperto.
  • Il cristiano non deve fare proselitismo, ma deve avere capacità di attrarre.
  • Nessun cambiamento è a costo zero, ma il prezzo che si paga porta a far nascere qualcosa di nuovo; questo non significa che non ci saranno più tempeste, ma avremo la capacità di affrontarle in modo diverso rispetto al passato.
  • È sbagliato pensare che i “voti” siano solo dei chierici.
  • La castità non è da intendersi solo come astinenza dall’attività sessuale, ma nell’avere, rispetto alle persone e alle cose, un rapporto di libertà, di dono, di responsabilità, e non un rapporto di possesso.
  • La Parola di Dio è una lama a doppio taglio: la conversione costa!
  • La povertà è accettare di avere meno per costruire un mondo di giustizia, di condivisione.
  • I documenti del Concilio Vaticano II che trattano i temi della vocazione, carattere, missione e responsabilità dei laici sono Lumen Gentium, Gaudium et Spes, Apostolicam Actuositatem.
  • “Laico” viene dalla radice della parola greca “laós”, che significa “colui che appartiene al popolo”.
  • I laici non solo appartengono alla Chiesa, ma sono la Chiesa e si assumono responsabilità.
  • La nostra vita è una liturgia: il nostro rapporto con il creato è una liturgia.
  • Per il teologo Marco Vergottini la parola laico dovrebbe essere abolita e sostituita con “cristiano testimone”; la Chiesa vive nel mondo e nella storia, quindi non ha senso la distinzione tra chierici e laici. Chierici e laici sono accomunati dalla medesima “chiamata”.
  • L’essere cristiano precede i ministeri di ciascuno.
  • L’essere prete o suora non è una maggiorazione.
  • Laico: discepolo missionario di Gesù.

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