Bari > 9 febbraio 2019

Risonanze su iniziative nel territorio locale

Si è tenuto nel mese di gennaio il primo appuntamento del ciclo di conferenze “Martedì della Conoscenza” organizzate dai Missionari Comboniani di Bari, sul tema Il fenomeno migratorio: i dati, le cause e gli effetti. Nell’incontro si sono analizzate cifre e caratteristiche dei movimenti migratori, allo scopo di comprendere l’impatto reale sulla nostra situazione politica-economica-sociale e la governabilità del fenomeno. Governabilità che, secondo le competenze ed esperienze sul campo dei relatori dott. Oliviero Forti, Direttore Nazionale dell’Ufficio Migranti di Caritas Italiana e dott. Vito Savino, Presidente emerito del Tribunale di Bari, è possibile e percorribile solo con un approccio metodico e poliedrico alla questione, a partire dall’azione solidale di ciascuno come singolo e/o come appartenente a delle realtà organizzate, i cosiddetti “corpi intermedi”, coesa con la promozione degli strumenti e dei progetti – esistenti o proponibili sul piano istituzionale, nazionale e internazionale – tesi a creare integrazione e canali sicuri d’ingresso. Ciò senza prescindere dall’approfondimento delle cause geopolitiche del problema.

Bari > 9 febbraio 2019

Incontro 19 gennaio 2019

IL LAICO – LA LAICA

 

Preghiera (di padre Renato Zilio, missionario scalabriniano – tratta da “Vangelo dei migranti”)

Ogni mattino,
quando mi alzo, Signore,
riprendo a respirare e ti dico grazie
di avermi fatto missionario di un popolo che cammina.
Perché vivendo in emigrazione
mi hai insegnato ad avere compassione
di uomini, di donne, di intere comunità che emigrano
con i loro piedi, con la loro testa e il loro cuore,
e con tutti i drammi che li inseguono ovunque,
con una fede e un coraggio a volte ben più grandi dei miei.
Lungo i confini di culture, di lingue o di religioni differenti,
mi hai insegnato ad avanzare con la tua stessa libertà,
che relativizzava ogni cosa e ogni idea,
anche la legge santa di Israele, perfino il giorno sacro a Dio.
Perché uno solo per te era l’assoluto: Dio stesso e il suo mistero
che segretamente accompagna la vita di ogni essere umano
a qualsiasi razza, cultura o lingua appartenga,
ed era questo il tuo insegnamento più bello.
Così ho imparato a non dettare mai legge,
a non impormi a nessuno, a non predicare alla gente,
ma semplicemente a parlare al loro cuore.
Perché è proprio là che tu ci attendi
per trasformarci in tuoi veri discepoli,
che ancora oggi sanno rifare la strada di Emmaus,
dove lo straniero si aggiunge, come allora, per caso…
Ma, in fondo, Signore, sei sempre tu lo straniero
che i nostri passi accompagnano,
ed è verso il tuo Regno che essi ci portano
nel costruire un mondo più aperto, più grande e fraterno;
è la fede di Abramo che viviamo in questo camminare infinito,
che impedisce alle nostre dimore e alle nostre certezze
di farsi eterne come fortezze.
Tutti siamo migranti e in cammino verso di te, Signore,
che esisti nella meraviglia dei secoli. Amen!

Nel mondo ma non del mondo!

Giorno 694

Ciao a tutti!
Mi chiamo André, sono un bambino pigmeo; non so quanti anni ho, forse tra i 7 e i 9, e vivo a Ndobo, un accampamento nella foresta della Repubblica Centrafricana, vicino a Mongoumba.
La mia casa, se si può chiamare casa, è simile ad un igloo fatto con rami e foglie secche, con delle assi di legno che mi fanno da letto; non c’è il bagno, la cucina, la TV, la corrente elettrica, ma fortunatamente è vicina ad un pozzo d’acqua, che qualche missionario ha costruito tanto tempo fa, così posso bere e lavarmi, senza camminare un’ora nella foresta.
Dal lunedì al venerdì, con altri amici che vivono nell’accampamento, mi alzo e vado a scuola, camminando circa 4 km senza scarpe. Ogni tanto capita che arriviamo un po’ in ritardo perché, non avendo l’orologio, non sappiamo a che ora ci dobbiamo svegliare; tutto si fa più difficile nella stagione delle piogge, perché la strada diventa simile ad una palude.
Quando arriviamo alla parrocchia di Mongoumba, entriamo in una sala che Cristina ha preparato appositamente per noi dove ognuno ha il suo posto con il suo nome; qui ci possiamo lavare un po’, metterci la divisa della scuola e dopo aver salutato Anna, Maria Augusta, Cristina e Simone andiamo di corsa in aula. Spesso in classe entra Maria Augusta che aiuta il maestro a “tenerci a bada”, visto che siamo più di 50, insegnandoci il francese, anche se a noi ci piace parlare la nostra lingua sango.