Nel mondo ma non del mondo!

Giorno 694

Ciao a tutti!
Mi chiamo André, sono un bambino pigmeo; non so quanti anni ho, forse tra i 7 e i 9, e vivo a Ndobo, un accampamento nella foresta della Repubblica Centrafricana, vicino a Mongoumba.
La mia casa, se si può chiamare casa, è simile ad un igloo fatto con rami e foglie secche, con delle assi di legno che mi fanno da letto; non c’è il bagno, la cucina, la TV, la corrente elettrica, ma fortunatamente è vicina ad un pozzo d’acqua, che qualche missionario ha costruito tanto tempo fa, così posso bere e lavarmi, senza camminare un’ora nella foresta.
Dal lunedì al venerdì, con altri amici che vivono nell’accampamento, mi alzo e vado a scuola, camminando circa 4 km senza scarpe. Ogni tanto capita che arriviamo un po’ in ritardo perché, non avendo l’orologio, non sappiamo a che ora ci dobbiamo svegliare; tutto si fa più difficile nella stagione delle piogge, perché la strada diventa simile ad una palude.
Quando arriviamo alla parrocchia di Mongoumba, entriamo in una sala che Cristina ha preparato appositamente per noi dove ognuno ha il suo posto con il suo nome; qui ci possiamo lavare un po’, metterci la divisa della scuola e dopo aver salutato Anna, Maria Augusta, Cristina e Simone andiamo di corsa in aula. Spesso in classe entra Maria Augusta che aiuta il maestro a “tenerci a bada”, visto che siamo più di 50, insegnandoci il francese, anche se a noi ci piace parlare la nostra lingua sango.

Bari > 4 gennaio 2019

Risonanze su iniziative nel territorio locale

Promossa da Pax Christi, Caritas, Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, Azione Cattolica e Arcidiocesi di Matera-Irsina, si è tenuta a Matera la 51a Marcia nazionale per la pace, a cui hanno partecipato alcuni componenti del gruppo LMC di Bari.
Durante l’iniziativa, che aveva come tema quello scelto da papa Francesco per la 52a Giornata mondiale della pace del 1° gennaio 2019 “La buona politica è al servizio della pace”, si sono ascoltate diverse testimonianze:
- mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo della diocesi ospitante, ha sottolineato la necessità di un umanesimo che significa rispetto, dialogo sincero e positivo;
- mons. Filippo Santoro, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, ha sottolineato che abbiamo bisogno di una Chiesa che educhi a rapporti nuovi e incida perché siano rispettati i diritti e i doveri delle persone;
- i giovani di Rondine Cittadella della Pace hanno testimoniato che la cultura è uno strumento per superare quegli stereotipi e quelle barriere che innescano e alimentano i conflitti;
- don Renato Sacco, coordinatore di Pax Christi, ha denunciato lo spreco di denaro per gli armamenti (25 miliardi in Italia nel 2018);
- Annamaria, del Comitato Riconversione RWM di Iglesias, ha chiesto che la società civile italiana affianchi il Comitato nell’impegno portato avanti, dato che i suoi componenti vivono in un territorio povero e perciò sotto il ricatto dell’offerta di lavoro;
- mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ha detto che per essere veramente cristiani bisogna dare gloria a Dio nella vita di tutti i giorni.
Le offerte raccolte durante la messa con cui si è aperta la Marcia sono state devolute alla mensa dei poveri “Don Giovanni Mele” di Matera. Il percorso a piedi è stato illuminato da fiaccole e bandiere della pace.
La Marcia è stata un’occasione di testimonianza e di rilancio dell’impegno della Chiesa italiana in favore della pace.

Bari > 4 gennaio 2019

Incontro 15 dicembre 2018

I CARISMI

 

Canto: Kumbaya

 

Dagli scritti di san Daniele Comboni (4a edizione del Piano per la Rigenerazione dell’Africa – anno 1871)

2764Il piano che proponiamo è la creazione di Istituti d’ambo i sessi. 2765Questi Istituti dovrebbero accogliere giovani e giovanette della razza negra, allo scopo di istruirli nella religione cattolica e nella cristiana civiltà. 2772Da ciascuno di questi Istituti si formeranno altrettanti corpi maschili e femminili, destinati a trapiantarsi gradatamente nelle regioni dell’Africa centrale, al fine di iniziarvi e stabilirvi l’opera del cattolicesimo.
2773Il Corpo dei giovani negri sarà composto: di Catechisti; di Maestri; di Artisti, a cui si comunicherà la cognizione pratica delle arti necessarie e più utili alle regioni centrali, per formare agricoltori, medici, infermieri, farmacisti, falegnami, sarti, conciatori di pelli, fabbriferrai, muratori, calzolai. 2774Il corpo delle giovinette negre sarà composto: di Istitutrici, a cui si darà istruzione nella religione e nella morale cattolica; di Maestre e donne di famiglia, le quali dovranno promuovere l’istruzione femminile in leggere, scrivere, far conti, filare, cucire, tessere, assistere agli infermi.
2775Trapiantati mano mano questi drappelli, ciascun individuo, mentre presterà la sua opera a propagarvi la religione e la civiltà in cui venne a tal uopo istituito, ed a promuovere l’agricoltura, potrà abbracciare quello stato di vita a cui si sentirà più inclinato. 2776Dalla classe dei Catechisti si caverà la sezione degli individui nei quali si scorgerà una probabile disposizione allo stato ecclesiastico; e questa verrà destinata all’esercizio del divin ministero. 2777Dal drappello delle giovani negre, che non aspirassero allo stato coniugale, si caverà parimenti la sezione delle Vergini della Carità. Questa sezione costituirà la falange destinata a reggere le scuole delle fanciulle e a compiere le funzioni più importanti della cristiana carità.
2778In tal modo, per mezzo del ministero del Clero indigeno e delle Vergini della carità, coadiuvato dall’opera dei Catechisti, dei Maestri, degli Artisti, delle Istitutrici, delle Maestre e donne di famiglia, si formeranno a poco a poco numerose famiglie cattoliche, e sorgeranno fiorite società cristiane.

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