Tutti sulla stessa barca…

Giorno 0, h. 01.00 (ora di Osio Sopra)

“Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsaida… Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare…” (Mc 6,45-47).

Benvenuto e benvenuta sulla barca e… GRAZIE!
Benvenuto e benvenuta perché su questa barca siamo in tanti e tante… Venegono, Milano, Basiano, Bergamo e provincia, Osio Sopra, Verona, Padova, Venezia Mestre, Pegognaga, Modena, Bologna, Rimini, Roma, Napoli, Bari, Altamura, Lecce, Palermo, Agrigento, Brasile, Perù, Ecuador e tutta la famiglia comboniana sparsa per il mondo… ci sono bambini, ragazzi, giovani e adulti… mamme e papà, laici, don e suore, consacrate e consacrati… parrocchie, oratori, comunità, famiglie… tutti sulla stessa barca!!!… come i discepoli in mezzo al mare… STARE sulla stessa barca è SEGNO di UNITÀ…
GRAZIE per il tuo affetto, la tua vicinanza, il tuo sostegno, i tuoi consigli, il tuo incoraggiamento, i tuoi sorrisi, le tue lacrime, i tuoi baci, i tuoi abbracci, i tuoi messaggi vocali su WhatsApp e le tue preghiere… GRAZIE per STARE sulla barca…

Progetto missionario di Simone Parimbelli

Contesto sociale locale

La Repubblica Centrafricana potrebbe essere simbolicamente quell’“ospedale da campo” di cui ha parlato papa Francesco: uno Stato africano – ex colonia francese – dove il 50% della popolazione vive in condizioni di estrema povertà, con un indice di sviluppo umano bassissimo (185° posto su 187° Paesi). La sua capitale è Bangui, dove papa Francesco ha aperto l’anno giubilare della Misericordia chiamandola “capitale spirituale del mondo”. È un Paese ricchissimo di risorse naturali ma che il sistema economico-finanziario esporta all’estero, lasciando il popolo centrafricano costretto a vivere in condizioni disumane dove solo il 20% può accedere alla sanità e oltre il 40% è analfabeta. Nel sud-ovest della Repubblica Centrafricana si trova la diocesi di Mbaïki che appartiene alla prefettura di Lobaye. Con questo nome è indicata la regione che circonda l’omonimo fiume, affluente del grande Oubangui. Questo territorio è parzialmente coperto dalla foresta equatoriale ed è proprio nel cuore di questa foresta che si trova Mbaïki, il suo capoluogo, distante un centinaio di chilometri dalla capitale Bangui. La superficie della diocesi di Mbaïki ammonta a 26225 km² (più del Piemonte), che corrispondono al 4,2% del territorio nazionale. Ospita una popolazione di duecentomila abitanti che rappresenta il 6,3% di quella nazionale. Nel giugno 1995 il territorio della prefettura di Lobaye è stato sottratto all’arcidiocesi di Bangui per formare una nuova diocesi, che ha assunto il nome del suo capoluogo. Il 29 ottobre 1995 nella cattedrale di Bangui si è celebrata l’ordinazione episcopale del primo vescovo della nuova diocesi: mons. Guerrino Perin. Alla diocesi di Mbaïki appartengono le seguenti missioni-parrocchie: Boda, Pissa, Ngotto, Bagandou-Zomea, Safa, Mbata, Boganangone e Mongoumba.

Iniziative e Campagne > 15 febbraio 2017

Non calpestiamo le persone!

L’immigrazione è un fenomeno complesso. Soluzioni affrettate possono tradire i principi cardine della civiltà giuridica dell’Unione Europea, violando la base democratica sulla quale si fonda la pacifica convivenza di cittadini e cittadine.

Il telegramma del Direttore della Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, inviato il 26 gennaio alle Questure d’Italia, per individuare 95 uomini e donne, purché di nazionalità nigeriana, “da espellere e rimpatriare” lo dimostra. L’espulsione collettiva, per di più in base alla nazionalità, è vietata dalla legge*, e l’Italia è stata già condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattenimenti illegittimi nei CIE e per l’assenza di tutela legale: in data 06/10/2016 è stata pubblicata la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Richmond Yaw e altri.
La presenza eventualmente irregolare di chiunque va valutata caso per caso. Per donne nigeriane in particolare, visto che molte (ne arrivano sempre più di giovanissime) possono essere vittime di tratta, e per questo maggiormente bisognose di tutela.