Relazione 1° anno di missione di Ilaria e Federico


Breve resoconto del primo anno di esperienza dei Laici Missionari Comboniani inseriti nella comunità Açailândia-Piquiá in Brasile

Il contesto che abbiamo trovato

Ad Açailândia, nel Maranhão, l’esperienza di collaborazione con i laici missionari comboniani (LMC) viene da lontano: quindici anni fa due laiche spagnole hanno fondato insieme ai missionari comboniani il Centro de Defesa da Vida e dos Direitos Humanos‘ (CDVDH) e installato la Pastoral da Criança (pastorale dell’infanzia) nella città. Dieci anni fa un terzo laico spagnolo ha cominciato la sua esperienza, che dopo molta insistenza ha permesso la fondazione della scuola agraria ‘Casa Familiar Rural‘ (CFR).

Il nostro arrivo in Brasile risale a marzo 2010, un anno fa, dopo un periodo di formazione iniziato con il GIM (2004-2007), seguito da una visita in Brasile (2008) e concluso dopo quasi un anno (2009) di permanenza nella comunità di famiglie di ACF (Associazione Comunità e Famiglia) del Castellazzo a Basiano (MI). In questo periodo abbiamo anche frequentato il corso del Centro Unitario Missionario a Verona.

La comunità in cui ci siamo inseriti si trova sul “Portal da Amazônia”, alla frontiera chiamata “arco do desmatamento”, la grande mezzaluna della devastazione che si addentra ogni anno più a Nord, cancellando un semicerchio alla volta la foresta e le comunità che la abitano. Açailândia, riconosciuta municipio indipendente 28 anni fa, è nata con la costruzione della strada federale Transamazzonica Belem-Brasilia e oggi ha più di 100.000 abitanti. Da miraggio di avventurieri in cerca di terre di cui impossessarsi e disperati in fuga dalla miseria di altri stati del Brasile, la città negli ultimi venti anni si è trasformata, ma non ha modificato l’approccio predatorio dei suoi abitanti con l’ambiente: prima è stato luogo privilegiato per le segherie (nelle quali è sparita ogni traccia della foresta nativa), poi è diventato un centro siderurgico e oggi ricopre un ruolo fondamentale nella catena di estrazione-lavorazione-esportazione del ferro proveniente dalla vicina miniera del Carajás, in Pará. Il ferro grezzo viene trasportato dalla miniera al porto di São Luis tramite una linea ferroviaria lunga 892 Km. Ad Açailândia si trovano diverse industrie siderurgiche che lavorano il ferro trasportato dal treno trasformandolo in ferro-gusa pronto per essere esportato. La produzione richiede forza-lavoro e grandi quantità di carbone. La produzione del carbone viene effettuata coltivando grandi terreni a monocultura di eucalipto OGM. Questo tipo di piantagione esaurisce le risorse del terreno e lo rende inutilizzabile all’uso agricolo anche a causa dei veleni utilizzati. Migliaia di chilometri quadrati, che fino a trent’anni fa era erano foresta vergine, sono oggi infinite estensioni di eucalipti di proprietà delle multinazionali o fazendas dedite all’allevamento di bovini. La città è diventata così un polo di attrazione per la popolazione di tutta la regione, attirata dal sogno di un posto di lavoro nel polo siderurgico. La crescita esponenziale dei suoi abitanti non è però accompagnata dalle necessarie opere pubbliche. Mancano infrastrutture essenziali quali fognature e acqua potabile, e il sistema sanitario e educativo rappresentano una vera emergenza per la mancanza di fondi e mezzi. A fianco di quartieri residenziali dove abitano i dirigenti delle industrie, spesso provenienti da altri stati del Brasile, sono in continua espansione numerose “invasioni” ossia accampamenti abusivi, privi di servizi e spesso sorti anche nelle immediate vicinanze delle aziende siderurgiche, contaminati da fumi e dai residui inquinanti della lavorazione del ferro.

Attività svolte e in svolgimento

La comunità comboniana di Açailândia-Piquiá ha in carico la parrocchia di São João Batista e allo stesso tempo svolge una serie di attività in difesa dei diritti socio-ambientali lungo il corridoio di Carajás, dove passa la ferrovia della compagnia Vale. Le nostre attività, avendo fatto la scelta di inserirci all’interno di questa comunità, sono state di conseguenza divise tra attività pastorale e attività di promozione umana.

I primi tre mesi di missione sono stati dedicati all’inserimento nella realtà locale. Abbiamo conosciuto le comunità ecclesiali della parrocchia, principalmente quelle cittadine e quelle del quartiere industriale di Piquiá. L’incontro ci ha permesso di stringere relazioni con i responsabili del coordinamento delle varie comunità, di conoscere i vari gruppi e le varie pastorali all’interno della parrocchia. Parallelamente siamo entrati a far parte della rete Justiça nos Trilhos conoscendone le attività e i componenti. Abbiamo partecipato alla tappa di Açailândia della Caravana dos Atingidos pela Vale (carovana delle persone colpite dalle attività della compagnia Vale) in aprile 2010 e abbiamo capito meglio quanto sia importante un’azione di coscientizzazione alla base per rispondere agli enormi impatti che il modello di sviluppo utilizzato dalle grandi multinazionali causa all’ambiente e alle condizioni di vita della popolazione.

In questi primi mesi abbiamo sentito la mancanza di una preparazione solida della lingua portoghese, che avevamo studiato privatamente nell’anno prima della nostra partenza, ma che pensiamo debba essere contemplata ufficialmente nel periodo di formazione dei LMC attraverso un corso a tempo pieno. In particolare, nel nostro caso, abbiamo rimpianto di non aver potuto partecipare per mancanza di tempo e fondi al corso di lingua e cultura che è tenuto ogni anno in Brasilia per missionari e laici.

Già da fine giugno abbiamo cominciato ad assumere impegni più concreti anche se fino a settembre ci siamo considerati ancora in inserimento. Principalmente abbiamo lavorato nei seguenti ambiti:

– Ponto de Cultura. Il Ponto de Cultura è un progetto di tre anni finanziato dal Ministero della Cultura del Brasile e che qui in Açailândia stiamo sviluppando in collaborazione con la radio comunitaria ARCA FM. Le azioni del progetto prevedono corsi di formazione in giornalismo e in vari settori della comunicazione (audio, video e stampa). Ilaria dall’inizio del progetto ha assunto il coordinamento del progetto insieme alla segretaria esecutiva dalla radio (Vanusia). Federico in questo progetto fornisce assistenza tecnica. Il progetto ha come obiettivi la formazione di giovani nel settore della comunicazione e la loro sensibilizzazione a tematiche di interesse sociale e ambientale. Il progetto si svolge in Piquiá.

– Progetto “Comunicare Alternative” e laboratorio di informatica. In parallelo a Ponto de Cultura abbiamo pensato di sviluppare altri progetti indirizzati ad un pubblico giovane, ma con poche o senza basi educative. Il quartiere di Piquiá, infatti, è formato principalmente da famiglie di basso reddito che vivono in condizioni precarie i cui figli hanno accesso solo all’educazione pubblica nel quartiere (equivalente alla scuola elementare, media e superiore) che non garantisce una formazione. Ci sono casi di giovani che dopo otto anni di scuola ancora non sanno leggere e scrivere, ma anche per gli altri le possibilità di formarsi sono pochissime e l’accesso all’università è un sogno. Come LMC ci siamo sentiti provocati da questa realtà e abbiamo installato un laboratorio di informatica utilizzando e aggiornando vecchi computer (trashware) e recuperando fondi da vari progetti per acquistarne di nuovi. L’obiettivo è fornire una alfabetizzazione informatica gratuita e stimolare una formazione umana sulle tematiche della rete Justiça nos Trilhos. Il laboratorio ora funziona e, grazie a una convenzione con il Consiglio Municipale dell’Infanzia e Adolescenza, è stato possibile dare un lavoro ad un ragazzo molto competente della parrocchia per tenere i corsi con vari gruppi di adolescenti. Allo stesso tempo il progetto “Comunicare Alternative” (parzialmente finanziato dal Consiglio Generale) sta fornendo strumenti e formazione per la comunicazione via radio.

– Justiça nos Trilhos. La rete Justiça nos Trilhos nasce nel 2007 per iniziativa dei Missionari Comboniani ed è portata avanti da una rete di associazioni e comunità vittime degli impatti ambientali causati della multinazionale VALE, prima impresa brasiliana per profitti e seconda industria estrattiva di minerale di ferro al mondo. Scopo della campagna è favorire un processo di difesa dell’ambiente esigendo che il lucro generato dall’estrazione del ferro venga utilizzato anche per compensare e ridurre i danni ambientali che gravano invece interamente sulle popolazioni locali. Da luglio 2010 siamo entrati nel coordinamento della rete e ci occupiamo principalmente degli aspetti d comunicazione, divulgazione e coscientizzazione. In questo primo anno abbiamo avuto modo di visitare varie comunità situate lungo i binari della ferrovia della VALE e di realizzare varie presentazioni teatrali (spettacolo “Que Trem é Esse?” del gruppo JUPAZ) e vari seminari informativi.

– Centro socio-pastorale. Da settembre 2010 Ilaria ha cominciato a lavorare insieme alla comunità dei fratelli di Piquiá e insieme ai coordinatori di quella regione alla formazione di un Centro socio-pastorale. Il Centro ha due obiettivi: articolare le pastorali che lavorano nel quartiere e diventare lentamente un Centro di ascolto e orientamento per le problematiche sociali più comuni nell’area (orientamento ai servizi sociali della città, accompagnamento ai servizi pensionistici e di previdenza sociale, denunce di violenza domestica, etc.). Ilaria ha coordinato un corso di 4 mesi per preparare i volontari che opereranno nel Centro e oggi il Centro ha cominciato a funzionare due giorni alla settimana.

– Pastoral da Juventude. Da settembre 2010 accompagniamo i giovani e i gruppi di giovani della parrocchia. In questi mesi abbiamo aiutato le comunità ecclesiali di Santa Teresa e Piquiá a formare un gruppo di giovani e abbiamo accompagnato gli altri gruppi con un corso di formazione per coordinatori e con visite. A livello parrocchiale abbiamo preparato alcuni eventi forti indirizzati alla gioventù: vigilia missionaria (ottobre 2010), preparazione al Natale (novembre e dicembre 2010), formazione sulla “Campanha da Fraternidade: Fraternidade e Vida no Planeta” (febbraio 2011) e missione giovane nelle comunità rurali della parrocchia (aprile 2011).

Impressioni e sfide della missione come LMC

Questo anno di permanenza in Brasile è stato molto intenso e ricco, ma nonostante questo ci sentiamo ancora nell’apprendistato alla missione. L’obiettivo con cui siamo venuti in Brasile era inserirci nel tessuto sociale locale e condividerne lo stile di vita e la quotidianità. La nostra azione missionaria voleva essere indirizzata alla promozione dei diritti umani e della giustizia, pace e integrità del creato a partire dalla condivisione quotidiana con le persone di qui. Ci sentiamo di avere camminato in questa strada, ma abbiamo ancora molto da apprendere specialmente rispetto allo stile di vita. Per il semplice fatto di essere una coppia senza figli, di avere avuto la possibilità di studiare, per avere in casa un computer e una macchina a disposizione per i nostri spostamenti, per il tipo di relazione uomo-donna che abbiamo e per altre mille ragioni soffriamo per l’impossibilità di integrarci pienamente in questo contesto. Le relazioni che abbiamo sono viziate dal nostro essere stranieri sotto tutti i punti di vista, il nostro aspetto lo dice ancor prima che il nostro accento ci tradisca definitivamente. Ciononostante, le amicizie che abbiamo costruito finora sono fonte di ricchezza e ci attirano sempre più dentro la vita di questo popolo. Indispensabile, in questo come in molti altri aspetti, è stato l’appoggio della comunità comboniana con la quale ci sentiamo in grande sintonia.

La dimensione comunitaria è per noi uno degli aspetti più fecondi e importanti di questa esperienza. Dal primo momento ci siamo sentiti accolti e integrati nel buon clima di collaborazione che già esisteva fra i due padri (p. Piercarlo Mazza e p. Dario Bossi) e i due fratelli (fr. Antonio Soffientini e fr. Policarpo Tchangay) presenti in Açailândia. Ci sentiamo completamente parte di questa famiglia che include anche un altro laico, Danilo Chammas, avvocato, che da un anno sta facendo una esperienza di servizio e collaborazione con la provincia Brasil Nord-Est centrata soprattutto nella consulenza legale alla campagna Justiça nos Trilhos.

Tutti i lunedì ci ritroviamo per pianificare le attività della settimana, aggiornarci a vicenda sull’andamento dei vari progetti, condividere dubbi e soddisfazioni e prendere insieme le decisioni più importanti. È un momento a volte stancante (scalette interminabili e intere giornate ad un tavolo, in riunione) ma fondamentale per sentirci parte di tutta la missione e non solo delle cose di cui siamo direttamente responsabili. Cerchiamo poi di ritagliare, come famiglia comboniana, almeno un momento al mese di condivisione personale e una giornata di “Studio Comboniano” per analizzare insieme un tema religioso, sociale o politico. E pur vivendo tutti in case diverse, capita spesso di trovarsi per cena o per vedere un film. Ci sentiamo grati per queste relazioni e sentiamo la nostra comunità come un dono: un laboratorio vivo di un nuovo modo di pensare la missione a partire dall’integrazione di laici e religiosi nel rispetto delle differenze e degli spazi di ciascuno.

Un’altra sfida con la quale ci stiamo confrontando riguarda la dimensione spirituale della missione. Qui in Brasile abbiamo trovato una Chiesa molto diversa da quella che ci aspettavamo dopo aver sognato per tanti anni, anche grazie al GIM, la Chiesa di Câmara, Mesters e Casaldáliga, e parole come Teologia della Liberazione, Comunità Ecclesiali di Base e Lettura Popolare della Bibbia. Açailândia è impoverita anche sotto questo aspetto, il che lascia un enorme spazio alla proliferazione di chiese neo-pentecostali che promettono cure miracolose come premio in cambio di generose offerte e del rispetto di rigorose regole di comportamento. La stessa Chiesa Cattolica locale è sempre più orientata in favore di movimenti che sembrano un’imitazione di queste sette, forse per la paura di perdere fedeli. Questo contesto ci sta mettendo in crisi e non ci ha permesso di condividere molto la nostra spiritualità, che rimane, per ora, limitata a livello personale e di comunità comboniana.

Dal punto di vista delle attività siamo soddisfatti, siamo riusciti a mettere in uso, anche se solo in parte, le nostre competenze (assistente sociale e una laurea in scienze della comunicazione, Ilaria – ingegnere elettronico, Federico). Crediamo, infine, che questa esperienza di servizio sia veramente un’opportunità di crescere e di apprendere uno stile alternativo per la nostra famiglia, dove l’apertura al prossimo, la capacità di indignarsi delle ingiustizie e la condivisione sono il frutto dell’amore che ci è stato donato.

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