Locri e il sogno di Dio

Iniziative e Campagne | 05 Mar 2008

 

In piazza contro la ’ndrangheta e le massonerie deviate e per sostenere chi si batte ogni giorno per il cambiamento. È accaduto in Calabria, il 1° marzo. Può accadere ancora. E i missionari devono esserci.

A Locri è stata una festa in piazza. Ci siamo ritrovati in tanti il 1° marzo per manifestare la nostra solidarietà alle Comunità Libere e alle cooperative, nate anche grazie all’iniziativa del vescovo Giancarlo Bregantini, per dire loro di continuare il percorso che hanno faticosamente iniziato.
Sono stato a Locri in altre occasioni e ogni volta sono rimasto impressionato dalla bellezza di questa terra di Calabria. Il 1° marzo c’erano i mandorli in fiore. Davvero una sferzata di bellezza! Locri è la città simbolo della ’ndrangheta, l’organizzazione criminale che ormai agisce a livello internazionale, ma che ha qui le sue radici. In oltre tremila, in rappresentanza di gruppi e di realtà di base provenienti da tutta Italia, abbiamo manifestato per le strade della cittadina nella quasi totale indifferenza degli abitanti.
Mentre camminavo, ho riflettuto su questa realtà. Siamo davanti a una stravittoria della ’ndrangheta, che Vincenzo Linarello, portavoce di Comunità Libere e presidente del consorzio sociale Goel, ha descritto così: «Abbiamo capito che a governare questo sistema sono la ’ndrangheta e le massonerie deviate, che collocano i loro uomini nei posti chiave. Di lì la gente deve passare per soddisfare i bisogni quotidiani: un posto di lavoro, un prestito, un’autorizzazione, un intervento sanitario… In cambio viene richiesto il conferimento del voto personale e della propria famiglia. Voti che vengono offerti ai partiti. Esiste, insomma, un preciso meccanismo di controllo sociale». Va detto che la ’ndrangheta è quasi impenetrabile (ci sono pochissimi pentiti), anche perché nell’organizzazione contano i legami familiari. Per capirlo, basta leggere Fratelli di sangue, il libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso. Nicola Gratteri è il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che sta indagando sulla strage di Duisburg, in Germania, il 15 agosto 2007, quando furono uccisi a colpi di pistola sei italiani.
In questo contesto, è veramente grave che mons. Bregantini sia stato rimosso da Locri, qualche mese fa, e mandato a fare il vescovo a Campobasso: non poteva esserci un momento peggiore. Ecco perché è importante essere vicini a chi si batte per cambiare questo stato di cose – penso alla cooperativa Valle del Bonamico o al Centro “Padre Puglisi” di suor Carolina Iavazzo – e a tutte quelle realtà che offrono speranza e tentano di dare ossigeno alla società civile. È fondamentale che questi piccoli mondi e tutti quelli che sono stanchi di subire siano capaci di lavorare insieme.
Lo ha ben rilevato Linarello nel suo intervento in piazza a Locri: «Mettiamoci insieme. Mettiamo da parte le contese e le invidie. Il successo di uno sia la gioia di tutti. Nessuno chiuda le porte: tutti possiamo sbagliare. Ricordiamoci che, senza comunione, non cambierà nulla. È necessario far dialogare le persone, le comunità, i pezzi delle nostre chiese».
Cito ancora Linarello, perché ritengo importante ciò che ha detto quel giorno riguardo all’obiettivo del ritrovarsi insieme a lottare: «Si tratta di continuare il percorso avviato da Comunità Libere e da Calabria Welfare; di sviluppare esperienze di mutualismo economico; di difendere le vittime della ’ndrangheta; di impedire con ogni mezzo il contagio delle mafie e dei poteri occulti in tutte le regioni d’Italia».
Oggi ci troviamo davanti, come rileva Roberto Saviano nel suo Gomorra, ad un’economia e ad una finanza criminali. E questo perché ormai la ’ndrangheta, la camorra, le mafie hanno penetrato il sistema economico ovunque. Ecco, allora, che la lotta contro la ’ndrangheta in Calabria è fondamentale anche per il resto del nostro Paese. Ancora Linarello: «Se sapremo rinunciare, quando le lusinghe del potere e del denaro verranno a cercarci, se rimarremo fedeli alla gente, alle comunità locali, se annaffieremo la concretezza quotidiana con il sudore dell’intelligenza, allora vi garantisco che questa terra risorgerà, senza vincitori né vinti; allora, vi assicuro che la Calabria cambierà davvero: tornerà ad essere un giardino, come Dio l’ha sempre pensata e sognata». Io sono stato a Locri come missionario. Peccato che i missionari fossero pochi in piazza. E invece dovremmo essere sempre più presenti in queste lotte.

P. Alex Zanotelli

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