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Relazione finale progetto Aber

1. Introduzione

Questa relazione finale è articolata in due parti principali:

  • Una valutazione e resoconto a partire dagli obiettivi preposti
  • Una valutazione e resoconto a partire dal vissuto e dalle sensazioni personali

Nella prima si cercherà di fare una valutazione/resoconto su ciò che è avvenuto in questi tre anni dal punto di vista operativo. Per tale scopo riteniamo importante ripercorrere il cammino compiuto partendo da ciò che avevamo inserito nel progetto iniziale (obiettivi e descrizione del progetto, la rete delle realtà coinvolte, copertura economica e relazioni con la famiglia comboniana) e da ciò che stavamo vivendo a metà della nostra esperienza (per brevità inseriremo solamente il capitolo “conclusioni” del documento “verifica di metà progetto”).

Nella seconda parte si lascerà più spazio ad osservazioni generali cercando anche di cambiare un po’ la prospettiva da cui fare una valutazione. Ci proponiamo di non guardare ai risultati o agli aspetti strettamente operativi ma più al cammino fatto, all’impegno profuso, al come ci sentiamo noi, a cosa è stato importante, ecc.

Valutazione di metà progetto Aber

1. Introduzione

Questa valutazione vuole da una parte invitare noi, Marco e Maria Grazia, a fermarci un attimo e rivisitare il nostro vissuto di quest’ultimo anno e mezzo di esperienza africana; dall’altra vuole invece essere uno strumento utile che, partendo dagli obiettivi che ci eravamo posti all’inizio e sulla base del nostro vissuto, ci permetta di fare alcune considerazioni che ci aiutino a proseguire in ciò che stiamo facendo o, eventualmente, a modificare il nostro modo di essere presenti in mezzo a questa gente.

Crediamo sia importante partire proprio da una rilettura degli obiettivi che ci eravamo posti inizialmente, della descrizione del progetto e di quale idea avessimo in mente sulle relazioni con la famiglia comboniana per guidare la nostra riflessione e rendere più comprensibile la rilettura che cercheremo di farne.

Progetto Aber

1. Contesto

1.1. Il contesto sociale locale

La realtà in cui i laici si inseriranno si trova ad Aber, piccolo villaggio situato all’interno della diocesi di Lira nel nord dell’Uganda. Quest’area è stata tra le più martoriate durante la guerra civile che ha viste coinvolte diverse aree del nord Uganda per più di un ventennio. Come sempre capita la guerra ha lasciato dietro di sé povertà, morte e sconforto. Dal 2005, dal momento cioè in cui i ribelli si sono allontanati, la gente di questi posti cerca di vivere o, per meglio dire, di sopravvivere con il poco che ha. Ad Aber sono presenti alcune strutture sanitarie e socio-educative che fanno di questo piccolo villaggio un punto di riferimento per i tanti agglomerati di capanne che sono sparsi sul territorio circostante. In modo particolare è presente un ospedale diocesano, una primary school e una secondary school. Infine, un orfanotrofio sostenuto da un’associazione tedesca ospita quasi 200 ragazzi tra i 6 e i 18 anni. All’interno della struttura che racchiude l’ospedale, è presente un piccolo convento di suore ugandesi dell’ordine di St. Mary Immaculate che gestiscono le strutture a nome della diocesi con le competenze e le forze che possono mettere a disposizione. Il contesto, seppur ricco di possibilità, vede grosse difficoltà nella gestione dei servizi a causa della disparità enorme tra la scarsità del personale presente e delle risorse materiali disponibili da un lato e le richieste sanitarie (malaria, HIV, denutrizione) e socio-educative da parte della popolazione locale dall’altro. Fino ad oggi un grosso sostegno è arrivato da parte del CUAMM che da diverso tempo sosteneva sotto molti aspetti la realtà di Aber grazie ad un progetto logistico-sanitario che è stato però chiuso nello scorso mese di marzo. Di particolare importanza è diventata a questo punto la presenza di una laica missionaria comboniana che è ad Aber ormai da 2 anni e che opera come medico all’interno dell’ospedale. Già prima delle ultime elezioni tenutesi a febbraio, il poi rieletto presidente Museveni aveva dichiarato di voler ulteriormente tagliare i fondi a disposizione di ospedali privati, fatto che ha un’enorme gravità vista la mancanza totale di strutture pubbliche in grado di venire incontro alle esigenze della popolazione sparsa su gran parte del territorio ugandese. Un finanziamento della CEI per i prossimi 5 anni ha invece consentito di mantenere l’accesso pressoché gratuito alle cure sanitarie di base per la popolazione che fa riferimento all’ospedale di Aber.

Intervista di Marco e Maria Grazia al CUM

Marco e Maria Grazia con il piccolo Francesco si stanno preparando in vista di un’esperienza missionaria di 3 anni.

Notizie da Aber

Aber, 18 maggio 2011

 

Anche se lontano, sono in comunione con voi per l’Assemblea italiana dei LMC.

Sono Caterina, LMC in Uganda, nella Diocesi di Lira, guidata da un comboniano, Giuseppe Franzelli. Sono medico nell’ospedale “Pope John XXIII” di Aber, ospedale diocesano situato in una zona rurale. La popolazione della nostra diocesi appartiene alla tribù dei Langi.

Attualmente non ci sono comboniani ad Aber, anche se le origini dell’ospedale e della parrocchia sono comboniane.

Il 21 maggio si festeggerà a Gulu un grande evento, il centenario della presenza comboniana nel Nord dell’Uganda. È una Chiesa giovane, bisognosa della comunione con le Chiese sorelle.

News da Caterina

Lira, 24 febbraio 2010

 

Ciao,

dopo 7 mesi di permanenza in Uganda posso cominciare a dire qualcosa… Dopo un primo periodo abbastanza movimentato e di adattamento adesso mi sto quasi sentendo a casa. Sto lavorando nel reparto di medicina dell’ospedale Pope John XXIII di Aber, nella Diocesi di Lira, ospedale diocesano diretto da mons. Franzelli Giuseppe, comboniano bresciano. Purtroppo dove abito non ci sono comunità di comboniani/e, anche se si respira il Comboni dappertutto, come in tutto il nord dell’Uganda, perché il passato come il presente sono stati e sono segnati fortemente dalla presenza dei comboniani.