| Aprile 2010: SOLIDARIETÀ A P. ALEX |
| Iniziative e Campagne | |
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I laici missionari comboniani Italia, esprimono la piena solidarietà a P. Alex Zanotelli e Felicetta e a tutti gli attivisti che hanno manifestato davanti il porto di Napoli contro la reclusione di minori stranieri presso il CIE (centro identificazione ed espulsione) di Brindisi. "...In quanto alla loro vita di giovani di domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo di amare la legge è di obbedirla. "Dovrete passare sul mio corpo. Voi non potete portare dei minorenni in un lager". COORDINAMENTO NAZIONALE Napoli, 16 aprile 2010 Vittoria degli immigrati Oggi alle ore 13.00 sei dei nove rifugiati della nave da carico “Vera D”, sono stati rilasciati dal CIE (Centro di identificazione ed espulsione) di Brindisi, su istanza del giudice, perché presunti minori. Abbiamo accolto questa notizia con un urlo di gioia: giustizia fatta per gli immigrati, una vittoria per gli attivisti napoletani che hanno difeso passo passo i nove immigrati. Il nostro impegno è iniziato quando il 7 aprile la nave da carico “Vera D”, che batte bandiera liberiana, aveva attraccato al molo 51 nel porto di Napoli, dichiarando di avere a bordo nove immigrati clandestini (erano saliti segretamente ad Abidjan, in Costa D’Avorio). Per motivi di sicurezza , la “Vera D” è stata bloccata dalle autorità portuali fino al 12 aprile, quando gli attivisti anti-razzisti ne sono venuti a conoscenza. Da quel momento gli attivisti hanno iniziato a presidiare la nave perché non salpasse, dato che il Ministero degli Interni vuole che gli immigrati vengano respinti. La lunga trattativa fra la compagnia della nave e gli attivisti si è conclusa nel cuore della notte di quel 12 aprile. Alcuni attivisti, accompagnati da un legale, sono saliti a bordo per incontrare i nove immigrati. Tutti hanno chiesto l’asilo politico e sei di loro si sono dichiarati minorenni. Subito dopo è stato presentato un esposto alla Procura della Repubblica e all’autorità portuale, dove si richiedeva il diritto di asilo, nonché la tutela dei sei minori. Così i nove clandestini (cinque nigeriani e quattro ghaneani) sono sbarcati alle ore 12.00 del 13 aprile. Una bella vittoria questa, in un’Italia che ha votato il “Pacchetto Sicurezza” di Maroni, un’Italia che sta 'respingendo' i 'disperati' della storia. E’ straordinario che il Comune di Napoli abbia dato la disponibilità ad accoglierli. I nove immigrati sono stati poi trasportati all’Ufficio dell’Immigrazione della Questura di Napoli. Abbiamo presidiato l’Ufficio per tutto il pomeriggio, proprio perché temevamo un colpo di mano. Le trattative tra gli attivisti, i sindacalisti e i rappresentanti del Comune di Napoli con la Questura di Napoli, hanno continuato senza sosta. I nove immigrati sono stati esaminati all’ospedale e trovati tutti maggiorenni: 18 anni di età. Questa notizia ci aveva fatto infuriare perché ci sembrava ovvio che almeno tre erano minorenni. A posteriori, posso dire che la trattativa è stata una farsa ben recitata, perché la decisione era già stata presa dal ministro Maroni a Roma, e alla Questura toccava solo ubbidire. Alle ore 20.00 tentiamo l’ultimo incontro con il dirigente dell’Ufficio. Fu un momento durissimo. Ci disse che i nove dovevano essere trasportati al CIE di Brindisi. Insistemmo sul fatto che c’erano dei minorenni. "Se ci sono dei minorenni- replicò il dirigente- me ne dispiace". A quel punto persi le staffe. "Come può un pubblico ufficiale - urlai - dire se ci sono... Ma in che paese viviamo?". “Devo ubbidire”, mi rispose. Uscimmo con tanta rabbia in corpo. E ci disponemmo davanti al portone dell’Ufficio, da dove dovevano uscire i nove per essere trasportati a Brindisi. La Questura inviò un primo scaglione della Celere, guidato da una donna tutta sorrisi. Nel frattempo, altri attivisti arrivavano: eravamo circa un centinaio. Allora inviarono un secondo squadrone della Celere, armato di tutto punto. Ci confrontammo così, faccia a faccia, per mezz’ora. Poi l’ordine di caricarci. Tentammo di resistere, ma fummo travolti. Alcuni di noi riuscimmo a svincolarci e a ritornare davanti al portone. “Dovrete passare sul mio corpo - urlai - voi non potete portare dei minorenni in un lager”. Uno spintone mi fece barcollare e cadere. "Vergognatevi!" - dissi al Dirigente dell’Ufficio Immigrati. “Vai via, sobillatore!” - mi gridò - mentre le gazzelle della polizia sfrecciavano via portando gli immigrati. Ero talmente scosso che mi misi a piangere. Quello che avevamo subito era poca cosa in confronto al grido di dolore dei nostri fratelli, anzi figli, africani. La notizia, oggi, che la Questura di Brindisi ha riconosciuto che ben sei di loro erano minorenni e che sono stati liberati, ci conforta e ci fa sentire che non abbiamo lavorato invano. Alex Zanotelli
15/04/2010, ore 15:20 - L'episodio ieri sera, davanti alla Questura Napoli: padre Alex Zanotelli caricato dalla Polizia
NAPOLI - Sono diversi giorni che a Napoli c'è fibrillazione, per la presenza di un gruppo di nove extracomunitari, che hanno tentato di entrare illegalmente in Italia nascosti a bordo di una nave da trasporto, la Vera D. Scoperti e fermati, hanno richiesto asilo politico. Ma per cinque di loro c'era un problema di età, dato che hanno un aspetto di ragazzi molto giovani. Per questo si è disposto l'esame medico per l'accertamento dell'età, fatto attraverso l'esame del disco epifisario, una cartilagine del posso che diventa ossea man mano che il corpo cresce, fino ai 18 anni. Il risultato dei medici è stato che i cinque hanno 18 anni, ma è un esame che lascia ampi margini di incertezza, per cui non c'è alcuna certezza che non siano dei minorenni. Giovedì 15 aprile 2010 Padre Alex Zanotelli caricato dalla polizia a Napoli. "Li state mandando in un lager, dovete passare su di me", e così è stato. Condividi "Sono bambini. Li state mandando in un lager. Dovete passare su di me". Ma la furia di chi obbedisce al governo e alla legge che punisce gli immigrati non risparmia neanche un uomo di chiesa, padre Alex Zanotelli. Pur di far partire in fretta in una camionetta i nove africani della "Vera D.", pur di chiudere la questione che ha agitato il porto di Napoli e le coscienze nell'ultima settimana, senza il minimo rispetto hanno buttato a terra persino il sacerdote che difende i diritti civili e si prodiga per l'umanità. Sta bene, il paladino di chi non ha voce e lotta per sopravvivere, ma è tornato a casa addolorato, come chi ha sostenuto una battaglia persa. Intorno alle 21 la protesta era davanti ai garage della questura in via dei Fiorentini: "Siamo tutti clandestini" gridavano i manifestanti. Organizzazioni umanitarie, centri sociali, la Cgil con Jamal Quoddorack che hanno seguito dall'inizio la vicenda. L'assessore Giulio Riccio e il sindaco Iervolino vanno via aprendo le braccia: "Non c'è niente da fare". Ma Zanotelli resta, con i suoi collaboratori, tra i quali Felicetta Parisi, che è in lacrime. "Li abbiamo visti, li abbiamo visti bene, erano vicino a noi - piange - non c'è alcun dubbio che sono minorenni", riferendosi alla querelle sull'età dei cinque clandestini più giovani, tre dei quali erano stati giudicati maggiorenni dall'ospedale dove erano stati visitati. "Anche secondo il parere dei medici ospedalieri l'età scheletrica era intorno ai 18 anni - dice ancora Parisi - ma ci sono due anni di scarto in quell'analisi. Me ne assumo io la responsabilità. Sono un medico, un pediatra: erano minori. Li hanno spediti in un lager. Questa è una ignominia, una vergogna, viviamo l'epoca della disumanità". Padre Zanotelli ha salito le scale della questura ed è tornato indietro poco dopo amareggiato: "Non c'è niente da fare, li portano via". Intanto i celerini si radunavano sotto il palazzo. "Dopo ore di trattative, di promesse, all'improvviso è arrivata la celere e abbiamo capito che li avrebbero portati a Brindisi - dice il sacerdote - Eppure c'era la richiesta di asilo politico, il Comune aveva trovato per loro una sistemazione". Zanotelli viene accompagnato dai collaboratori, a proseguire nel racconto è Felicetta Parisi: "Quando Alex è sceso noi ci siamo messi davanti al garage da dove doveva uscire la camionetta - dice - Zanotelli voleva stendersi per terra, voleva protestare contro questo sopruso. E ha detto ai poliziotti: "Nessuno ha chiesto a questa gente che cosa ha fatto nell'ultimo mese, come ha vissuto, di che cosa ha bisogno. È una vergogna. Per me potete passare sul mio corpo, prima di prenderli". Allora è scoppiato un tafferuglio, i poliziotti si sono lanciati verso di noi e Alex è stato scaraventato per terra". I collaboratori del sacerdote, indignati, denunciano: "Per ore la questura ha portato avanti quello che sembrava un dialogo. Era falso. Per la prima volta Napoli, la città dell'accoglienza e dell'umanità, si è macchiata della strage degli innocenti. Lo sanno tutti i Cie sono dei lager". Aggiungi un commento |








