Incontro 25 novembre 2017

AFRICA: IL CONTINENTE FATTO A FORMA DI CUORE

La croce in Africa

Il missionario è un testimone di Cristo morto e risorto. La croce del dolore lascia intravedere la luce della risurrezione. La missione in Africa è stata segnata dalla croce e dal martirio per poter annunciare che nel dolore di tutti i giorni Cristo è il protagonista della storia di ogni persona e di ogni popolo.
Il continente africano è stato toccato dalla croce e non si potrà mai capire se non alla luce di Cristo crocifisso e risorto.
L’Africa è stata sempre provocata, invitata a prendere parte nel piano di salvezza di Dio, una salvezza che deve passare necessariamente attraverso la croce e la morte. L’Africa è oggi come il simbolo della sofferenza di Dio in un mondo senza Dio. Soltanto alla luce di Cristo, morto e risorto, l’Africa può ritrovare il vero senso della vita, poiché «la Redenzione, avvenuta per mezzo della Croce, ha ridato definitivamente all’uomo la dignità e il senso della sua esistenza nel mondo» (Redemptor Hominis 10).
Il missionario che va in Africa, ha bisogno di capire che Dio domanda all’Africa di prendere parte alla sua sofferenza, alla sua croce e alla sua morte per salvare l’umanità. La sofferenza, trasformata in donazione di amore, è sempre feconda.
Questa volontà di Dio di associare l’Africa alla sua sofferenza per rinnovare il mondo, che conosce una grave crisi dei valori morali e nei suoi rapporti con Dio, è di sempre. È dall’Africa che parte l’Esodo di Mosè e del popolo d’Israele, intraprendendo il lungo cammino di Dio con l’uomo verso la montagna dell’Alleanza tra Dio e l’umanità (cfr. Es 1-20). È l’Africa che protegge Gesù Bambino dalla furia criminale di Erode il Grande (cfr. Mt 2,13-23). È un africano, “un certo Simone, originario di Cirene”, che aiuta Gesù a portare la croce (Mt 27,32; cfr. Ecclesia in Africa 27). È nella croce di Cristo, dove le due parti nemiche dell’umanità, divise, sono riconciliate “in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l’inimicizia” (Ef 2,16). La vittoria sulla morte e sul peccato si trova nella croce di Cristo (cfr. 1Cor 15,55-57).
Il nome di ogni africano è trascritto «sulle palme delle mani di Cristo, trafitte dai chiodi della crocifissione» (Ecclesia in Africa 143).

Daniele Comboni

Gli indirizzi di Daniele Comboni per la rigenerazione dell‘Africa, tracciati nel suo Piano e spiegati nelle sue lettere, sono frutto della sua propria esperienza di croce feconda. Egli intendeva «piantare… il vessillo della croce» (Piano).
Comboni ha capito il mistero dell’Africa dopo aver sperimentato lui stesso il dolore e aver trovato la luce nel Cuore di Cristo. Il suo Piano è frutto principalmente di un’illuminazione o ispirazione (15 settembre 1864), che qualcuno ha definito ‘Pentecoste personale’ di Comboni. Di fatto lo stesso Piano lascia intravedere uno stretto rapporto con l’amore del Cuore di Cristo crocifisso, come esperienza spirituale: «carità accesa con divina vampa sulla pendice del Golgota, ed uscita dal costato del Crocifisso per abbracciare tutta l’umana famiglia, sentì battere più frequenti i palpiti del suo cuore» (Piano).
Nella croce è espresso in modo assoluto e totale l’Amore di Dio per l’umanità.
La sofferenza della missione in Africa, contemplata sotto lo sguardo di Cristo crocifisso, ha fatto capire al Comboni la fecondità apostolica della croce. Una caratteristica tipica della sua spiritualità è ‘il suo amore alla Croce’, e la sua vocazione missionaria si perfezionò nella continua disponibilità al martirio… Comprese allora che la Croce gli era «talmente amica» e gli era «sempre sì vicina» che la elesse per sua «Sposa indivisibile ed eterna»… «Senza Croci non si piantano opere di Dio»… «Le croci e le grandi tribolazioni sono il contrassegno delle opere di Dio. Molti lo dicono colla bocca e lo predicano dal pergamo; ma quando le croci arrivano sono avviliti, desolati, e deboli. Il missionario e la Suora dell’Africa Centrale devono essere carne da macello, e gente destinata a patire gran cose per Gesù Cristo; non deve avere altro, perché altrimenti non è essere apostoli, ma essere pulcinelli e buoni da nulla». «La via che Dio mi ha tracciato è la croce»… «son crocifisso»… «lo sono felice nella croce, che portata volentieri per amore di Dio genera il trionfo e la vita eterna».

Noi oggi

Se si aiutano i popoli dell’Africa a sollevare le loro sofferenze, mentre al tempo stesso si aiutano a trasformare la croce in una nuova donazione ai fratelli, accadrà in Africa una novella Pentecoste: «La Croce potrà essere piantata in ogni parte del continente per la salvezza dei popoli che non hanno paura di aprire le porte al Redentore» (Ecclesia in Africa 74). In questo modo si potrà «portare Cristo al cuore stesso della vita africana e di elevare la vita africana tutta intera fino a Cristo» (Ecclesia in Africa 127).
Quest’effusione dello Spirito per una novella Pentecoste domanda dai missionari un atteggiamento di preghiera e di comunione, “con Maria, la Madre di Gesù” (At 1,14), per poter diventare nella Chiesa un segno efficace di evangelizzazione, “un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32). Abbiamo bisogno in Africa e in tutti i continenti, di vivere coraggiosamente il modello apostolico: “Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù” (At 4,33).

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