Incontro 23 febbraio 2019

LA MISSIONE


Preghiera
(Dammi, Signore, un’ala di riserva – don Tonino Bello)

Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita. Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte nei momenti di confidenza oso pensare, Signore, che anche Tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta… forse per farmi capire che Tu non vuoi volare senza me. Per questo mi hai dato la vita, perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami allora a librarmi con Te perché vivere non è trascinare la vita, non è strapparla, non è rosicchiarla: vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento; vivere è assaporare l’avventura della libertà; vivere è stendere l’ala, l’unica ala con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te.
Ma non basta saper volare con Te, Signore: Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello, e aiutarlo a volare.
Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi: non farmi più passare indifferente davanti al fratello che è rimasto con l’ala, l’unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te: soprattutto per questo fratello sfortunato dammi, o Signore, un’ala di riserva.

 

Catechesi

LA MISSIONE CI APPARTIENE: SIAMO MISSIONE

Il Concilio Vaticano II descrive la Chiesa come «missionaria per sua natura» (AG 2).
Nella “Evangelii Nuntiandi” Paolo VI dice che la missione di evangelizzazione è «l’identità più profonda della Chiesa» (EN 14).
E Giovanni Paolo II in “Redemptoris Missio” afferma che l’attività missionaria «appartiene all’intima natura della vita cristiana» (RM 1).
Mentre la Conferenza episcopale degli Stati Uniti sottolinea che «dire Chiesa è dire missione» (TEE 16).
E i teologi della Conferenza consultiva della Federazione delle Conferenze dei Vescovi Asiatici rammentano che «la Chiesa è una comunità di discepoli che rendono testimonianza al Signore risorto e al Vangelo. Pertanto è il processo di evangelizzazione che è la ragion d’essere della Chiesa».
La ragion d’essere della Chiesa è la missione di evangelizzare.
Questo potrebbe farci pensare che la Chiesa ha una missione «quasi che essa esistesse, in qualche modo, anteriormente al proprio compito» (A. Hasting).
Ma forse è più preciso dire che la Chiesa «non tanto abbia una missione, quanto sia, come tale [in quanto Chiesa] missione» (Bevans e Schroeder).
Affermare questo è come dire che «non è tanto la Chiesa di Cristo ad avere una missione, quanto la missione di Cristo ad avere una Chiesa» (Bevans e Schroeder).
«La Chiesa esiste tramite la missione, esattamente come il fuoco esiste tramite la combustione: senza fiamma, nessun fuoco; senza missione, nessuna Chiesa!» (B. Brunner).
Evangelii Nuntiandi (23) ci ricorda che la missione è comunitaria, ecclesiale. Cioè la missione è compiuta come comunità ecclesiale e non a titolo personale.
I cristiani una volta incorporati nella Chiesa con il battesimo sono essi stessi chiamati ad annunciare al mondo il vangelo = la notizia bella.
Dice ancora Evangelii Nuntiandi: «è impensabile che un uomo abbia raccolto la parola e si sia dato al regno, senza diventare uno che a sua volta testimonia e annuncia» (EN 24).
La missione partita dalla terra di Gesù, oggi si trova in tutti i continenti perché in tutti i continenti si trovano comunità cristiane, si trova la Chiesa.
Questo dato ci fa fare una considerazione che è la seguente (Bevans e Schroeder): non si tratta più «di vedere certi paesi cristiani ben consolidati inviare donne e uomini in particolari regioni “non cristiane” o “sottosviluppate” del mondo», ma c’è uno scambio: «Ogni paese è un paese che invia, e ogni paese è un paese che riceve».
Ci sono comunque due aspetti da tenere presenti e in relazione. Un aspetto proviene dall’avvertimento che dà Stephen Neill quando dice che se tutto è missione allora niente lo è. L’altro aspetto ce lo ricorda David Bosch quando ricorda che «dobbiamo diffidare di ogni tentativo di delineare troppo nettamente i contorni della missione».
Questo vuol dire che bisogna essere attenti a non vanificare il senso della missione che fa appello sempre ad una urgenza di andare, altrimenti niente è missione, e allo stesso tempo di non legare la missione al criterio geografico tout court.
Come correttamente sostengono i due autori Bevans e Schroeder la missione «ha luogo dovunque sia la Chiesa: è il mondo in cui essa esiste». Così:
- missione è la Chiesa che annuncia Cristo per la prima volta;
- è l’azione dei cristiani che combattono l’ingiustizia e l’oppressione;
- è fasciare le ferite nella riconciliazione;
- è la Chiesa che impara dalle altre vie religiose ed è messa in discussione dalle culture del mondo.
La ‘missione’ esiste:
- nei quartieri urbani multiculturali;
- nei villaggi rurali [nei paesi dei diversi continenti];
- nelle favelas brasiliane;
- nelle università europee;
- nel cyberspazio mondiale.
Missione è la Chiesa locale “che si concentra non sui propri problemi interni, ma sugli altri esseri umani, fissando altrove la propria attenzione, in un mondo che la chiama e la mette in discussione”.
Prima dicevamo che non è tanto la Chiesa che ha una missione, ma è la missione, invece, che ha una Chiesa. Cioè la Chiesa nasce dalla missione.
Secondo alcuni autori, sembra che la lettura degli Atti degli Apostoli «mostra che l’origine della Chiesa è intimamente legata alla coscienza che essa aveva della missione che vedeva davanti a sé».
Sotto questo profilo pare che siano proprio gli Atti a fornire «una solida base biblica al detto che “la Chiesa è missionaria per sua natura” (AG 2)».
Dunque essere Chiesa è essere missione.
Paolo VI affermava che «la Chiesa o è missione o non è Chiesa».
La missione è la nostra identità di discepoli di Gesù.
Questo significa che o siamo missione o non siamo discepoli di Gesù, o se vogliamo, cristiani.
Dunque: siamo discepoli missionari del Vangelo.
Un Vangelo da annunciare ad ogni creatura (non solo intesa come essere umano).

Il “luogo” della missione

La missione non è soltanto la missione nei cosiddetti paesi di missione, anche qui è missione, anche qui nella nostra terra siamo missione, cioè testimoni del Vangelo.
Ogni giorno dove noi ci troviamo, lavoriamo e viviamo. Non importa l’età. Forse non ce la faccio a muovermi fisicamente, ma posso, però, pregare con forza e accompagnare con la preghiera, vicini e lontani, i miei fratelli e le mie sorelle che annunciano il Vangelo.
Posso sostenerli con la mia solidarietà.
Nella Evangelii gaudium ci dice papa Francesco: In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario (cfr Mt 28,19). Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione e sarebbe inadeguato pensare ad uno schema di evangelizzazione portato avanti da attori qualificati in cui il resto del popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni.
In altre parole l’essere missione non si vive in delega ma come protagonista, come attore.
Ci dice ancora il papa: Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù; non diciamo più che siamo “discepoli” e “missionari”, ma che siamo sempre “discepoli-missionari”. Se non siamo convinti, guardiamo ai primi discepoli, che immediatamente dopo aver conosciuto lo sguardo di Gesù, andavano a proclamarlo pieni di gioia: «Abbiamo incontrato il Messia» (Gv 1,41).
L’urgenza di ANDARE, della MISSIONE è SEMPRE frutto di un INCONTRO.
Papa Francesco insiste: La samaritana, non appena terminato il suo dialogo con Gesù, divenne missionaria, e molti samaritani credettero in Gesù «per la parola della donna» (Gv 4,39). Anche san Paolo, a partire dal suo incontro con Gesù Cristo, «subito annunciava che Gesù è il figlio di Dio» (At 9,20). E noi che cosa aspettiamo? (EG 120).
Nel messaggio che papa Francesco ha inviato per la scorsa Giornata missionaria mondiale ci ha ricordato che: «La missione è al cuore della fede cristiana».
È appunto la nostra identità dell’ESSERE discepoli di Gesù.

La missione come respiro

Potremmo guardare e comprendere la nostra identità di discepoli missionari con l’immagine del RESPIRO.
Il respiro si compone di due momenti: inspirazione, espirazione.
Sono due momenti essenziali, vanno insieme, altrimenti non c’è circolazione di ossigeno e si muore.
Inspirazione. C’è l’incontro con il Signore Gesù, l’esperienza di Gesù che è il volto dell’amore del Padre.
Espirazione. E c’è l’uscire per annunciare al mondo il Signore che si è incontrato e che ci ha salvato, che ci ha fatto prendere coscienza che siamo figli del Padre.
L’esperienza dell’incontro con Gesù, Vangelo di Dio, diventa condivisione, annuncio, bellezza di mettersi a servizio dei fratelli della famiglia umana, del creato la cui cura ci è stata affidata, secondo quello che ci dice il libro della Genesi: «creò l’uomo e lo pose nel giardino perché lo coltivasse».
L’incontro cioè diventa INVIO = Espirazione. Cioè USCITA = ANDARE.
Papa Francesco ci ricorda appunto che siamo Chiesa IN USCITA.
Ecco allora che la Comunità cristiana si NUTRE dell’incontro con il Signore, si NUTRE della sua Parola ed ESCE, è inviata per l’ANNUNCIO del VANGELO.
Ci dice Giovanni: «Quello che era fin dal principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del verbo della vita […], quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è col Padre e col Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia piena».
Non si è inviati per dire parole vuote, ma ciò che si è sperimentato nella propria carne nello spazio dell’incontro. Si è inviati per condividere il Vangelo che salva, il Vangelo che è lieta, gioiosa notizia di liberazione di quanto rende schiavo l’uomo.
Si è inviati ad annunciare con la testimonianza il Vangelo della vita, della fraternità, del perdono, della riconciliazione tra gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo. Si è inviati ad annunciare il Vangelo dell’amore.
Ecco allora la missione come RESPIRO:

  • inspirazione = movimento in entrata che celebra l’incontro che rigenera e vivifica e contagia vita;
  • espirazione = movimento in uscita che celebra l’andare ad annunciare ovunque a tutte le creature il Vangelo che salva e ricrea la vita dando inizio ad un mondo nuovo.

 

Ulteriori riflessioni

  • I carismi accentuano una dimensione del Vangelo.
  • Gli istituti religiosi sorgono in situazioni e momenti “di frontiera”: i francescani in un’epoca di decadenza morale della Chiesa, i comboniani in un’epoca in cui l’evangelizzazione in Africa non stava portando i risultati sperati.
  • Condizione per vedere l’altro è alzare lo sguardo.
  • Matteo 25… è l’episodio più laico del Vangelo. Si aiuta l’altro per amore di chi ho di fronte e non per ottenere il paradiso.
  • Stupirsi di se stessi, perché si è riflesso della bellezza di Dio.
  • La testimonianza è valida quando c’è qualcun altro: in due ci si sostiene vicendevolmente.
  • Si valicano i confini nella misura in cui sei missionario in loco.
  • Cosa differenzia cristianesimo e marxismo? L’orizzonte: è l’altro che non ci estranea dalla vita di tutti i giorni.

Una risposta a “Incontro 23 febbraio 2019”

  1. Salvatore Maugeri scrive:

    Grazie a voi di cuore.
    Un grande abbraccio e buona domenica.
    A presto…

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