E-mail del 10 novembre 2011
Brasile
Cari tutti,
noi qui stiamo bene.
Oggi c'erano a pranzo da noi 5 ragazzine di una comunità vicino casa nostra (15-17 anni) a cui avevamo promesso "cucina italiana". Abbiamo fatto una pasta e una frittata, le hanno mangiate, ma erano sconvolte dal fatto che non ci fossero il riso e i fagioli... è stato buffo.
Stanotte ha piovuto fortissimo e oggi si sta bene, infatti da poche settimane è ricominciata la stagione delle piogge dopo 6 mesi di secco.
Oggi pomeriggio Federico è stato a Piquiá accompagnando un corso di video e Ilaria sta cercando di prendere appuntamento con un'istituzione pubblica che organizza corsi di formazione per vedere di iniziare, sempre a Piquiá, un corso di auxiliar administrativo (segreteria) per i giovani, e un corso di "cucina per feste" per delle signore (per fare salatini e torte da vendere... l'economia informale è la principale fonte di reddito nel quartiere).
A parte questo stiamo accompagnando la comunità di Santa Teresa, (per capirsi, la nostra parrocchia qui è composta da 30 comunità, varie sono le chiese delle frazioni rurali, poi ci sono 4 comunità qui nel centro e 3 nel quartiere industriale di Piquiá. Santa Teresa è una chiesina dove al momento si celebra solo il giovedì, ma ci sono già varie classi di catechismo e un gruppo di giovani). Ogni comunità ha un suo consiglio di coordinatori. Santa Teresa ancora no, e noi dovremmo far sì che se ne costituisca uno.
Federico continua lavorando con Justiça nos trilhos, organizzando giornate di formazione giuridica e di visita lungo la linea ferroviaria di Carajás, dove la transnazionale della minerazione Vale sta duplicando i binari (la ferrovia che dalla miniera di ferro di Carajás serve per trasportare il minerale fino al porto di São Luís) e appropriandosi della terra di contadini e quilombolas (i quilombos sono comunità di afro-discendenti, prevalentemente ex-schiavi, riconosciute da leggi di tutela simili a quelle delle terre indigene: ossia ottime leggi, ma mai rispettate, almeno qui in Maranhão). Obiettivo delle formazioni è cercare di ridurre gli abusi della Vale nei confronti delle comunità locali e incentivare l'organizzazione e la coscientizzazione delle comunità affinché si articolino in contrattazioni collettive.
Tra due settimane ci sarà qui in Brasile, prima in San Paolo e poi qui in Açailândia, un incontro "trinazionale" di rappresentanti di comunità colpite dalla Vale in Brasile, Canada e Mozambico. L'incontro, finanziato da un sindacato canadese (USW), dovrebbe servire a studiare strategie congiunte di resistenza e, nel caso del Mozambico, dove i grandi progetti della Vale sono ancora all'inizio, allertare le comunità affinché non si ripetano gli abusi a cui assistiamo tutti i giorni in Brasile. Come dicono i compagni del MST (movimento trabalhadores rurais sem terra) "globalizar a luta, globalizar a esperança!".
Ilaria, invece, sta continuando con le attività della pastoral da criança (pastorale dell'infanzia) e sabato sarà nell'interno (l'area rurale) per l'ultima tappa di formazione di un nuovo gruppo. Speriamo che smetta di piovere da qui a sabato, già che non sono un'amante della guida nel fango... (considerando che la jeep sarà con uno dei padri, e io dovrò arrangiarmi con una specie di polo volkswagen).
Beh, direi che le cose che facciamo più o meno son queste, il sabato accompagniamo i gruppi di giovani, lunedì c'è la riunione di comunità e gli altri giorni se ne vanno tra e-mail, progetti, riunioni puntuali e anche qualche uscita serale.
Ilaria: "Recentemente ho fatto amicizia con una ragazza della mia età, Lucimar, molto in gamba, super allegra e incredibilmente non sposata e senza gli immancabili 4 o 5 figli. Sta cercando di continuare a studiare e lavora come segretaria, ma quando mi parla della sua infanzia sembra di sentire racconti di prima della guerra (quella del '15-'18). Undicesima e ultima figlia di mãe solteira, ha iniziato ad andare a scuola quando è arrivata in "città", quando aveva 10 anni, prima viveva in una comunità agricola senza acqua né luce. La madre lavorava come lavandaia e lei ed un fratello poco più grande tutte le sere andavano ai macelli pubblici ad aiutare nelle pulizie per guadagnarsi degli scarti di carne, cartilagini, interiora, da riportare a casa, già a notte inoltrata. Tutti i bambini hanno sempre lavorato, fin da piccoli, per mangiare. Ha perso tre fratellini molto piccoli e quando aveva 18 anni sua sorella, di 20, morta di parto (in ospedale!!). Qualche sera fa stavamo bevendo una birra e dopo un po' di questi racconti, con il più sereno e largo dei sorrisi mi fa: "Eh, amica, tu credevi che la vita fosse facile?" mi son sentita grande come uno scarafaggio...".
Così se ne vanno veloci i giorni, sono finiti i manghi dell'albero davanti casa e adesso è il momento degli avocado (la frutta è uno sballo, in compenso tutta la verdura a disposizione si limita a carote, cipolle, pomodori ed un unico tipo di cavolo...).
Siamo un disastro, perché non scriviamo mai, ma vi pensiamo sempre.

Mille bacini a tutti,

Ilaria e Federico

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