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DRAMMATIZZAZIONE DAL LIBRO DI GIUDITTA
Quando Giuditta ebbe cessato di supplicare il Dio d'Israele ed ebbe terminato di pronunciare tutte queste parole, si alzò da terra, chiamò la sua ancella e scese nella casa dove usava passare i giorni dei sabati e le feste. Qui si tolse il cilicio di cui era rivestita, depose le vesti della sua vedovanza, si lavò il corpo con acqua e lo unse con profumo denso; spartì i capelli del capo e vi impose il diadema. Poi indossò gli abiti da festa, che aveva usato quando era vivo suo marito Manasse. Si mise i sandali ai piedi, cinse le collane e infilò i braccialetti, gli anelli e gli orecchini e ogni altro ornamento che aveva e si rese molto bella, tanto da sedurre qualunque uomo l'avesse vista. Poi affidò alla sua ancella un otre di vino e un'ampolla d'olio; riempì anche una bisaccia di farina tostata, di fichi secchi e di pani puri e, fatto un involto di tutte queste provviste, glielo mise sulle spalle. Allora uscirono verso la porta della città di Betùlia... (Gdt 10,1-6)
Musica 1
A: Eccoci alle porte della città. Gli anziani ci guardano… due donne verso un esercito. Qualcuno è timoroso, qualcuno fiducioso… qualcuno, lo vedo, è invidioso. Io porto con me un unico sentimento: Fiducia! Fiducia in quello che possiamo fare, fiducia verso la mia compagna qui al mio fianco, fiducia in me stessa piccola e indifesa, fiducia in quel Dio che si è manifestato e ci sta dicendo: “CORAGGIO, ABBI FEDE”.
G: Mentre mi allontano guardo le luci della mia amata città. È per questo, oh Dio, che ci hai fatto nascere donna? Perché potessimo compiere il tuo volere? Guardaci: una schiava e la sua regina pronte per la missione. Se fosse più semplice quello che ci chiedi, se le mie gambe non tremassero ad ogni passo, se il mio cuore non palpitasse così forte… temo che il nemico lì di fronte a noi possa accorgersi del mio timore…
A: Rivedo ancora le loro facce appena siamo uscite da quella casa. Non c’era un solo sguardo che non fosse rivolto a noi. Il potere della bellezza di una donna, il fascino che possiamo trasmettere, l’amore che suscitiamo… sarà sufficiente questo per sconfiggere un esercito?
G: Ho un dubbio, da quando siamo partite, che non mi lascia tranquilla. Quello che stiamo per fare è… davvero la Tua volontà o un estremo tentativo per non sentirci schiavi? Perdona, Signore, la mia titubanza. Abbi pietà di me, umile serva nelle Tue mani. Concedimi quella serenità che solo il tuo amore può darmi.
A: Hanno avuto un gran coraggio a sfidare Dio! Se Dio non farà come loro dicono entro cinque giorni… se Dio… Ma Dio non è come un uomo che gli si possano fare minacce e pressioni!
G: Se fosse stata davvero la Tua volontà quella di attendere e di arrendersi… ma sei stato chiaro con la Tua serva: Tu non sei il Dio che punisce e che si fa supplicare. Tu sei il Dio che ama, il Dio che crede nei propri figli, il Dio che libera! Il Dio che si manifesta attraverso i più deboli!
A: Eccoci, figlie degli Ebrei che fuggono da loro,
G: essi stanno per essere consegnati in vostra balìa.
A: Io quindi vengo alla presenza di Oloferne, comandante supremo dei vostri eserciti,
G: per rivolgergli parole di verità.
A: Vi mostrerò la strada per cui potrà passare e impadronirsi di tutti questi monti
G: senza che perisca uno solo dei suoi uomini.
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