Agrigento
Luogo /
Casa comboniana di riferimento
Agrigento
Origini / Data di "nascita" Campi di lavoro comboniani verso la fine degli anni '70 e riscoperta del Comboni nel 2006
Composizione del gruppo Anna Rita e Angelo Piraneo
Cammino di spiritualità / Preghiera 2 momenti mensili di preghiera, di cui una lectio, itineranti nelle famiglie o presso le suore comboniane assieme ai migranti e una veglia. Partecipazione ai ritiri di Avvento e Quaresima con il Centro Missionario Diocesano e ad iniziative di preghiera occasionali
Attività / Impegni condivisi 2 incontri mensili presso parrocchie della diocesi per parlare dei nuovi stili di vita (in propedeutica abbiamo già partecipato ad una serie di incontri di formazione con padre Adriano Sella e Michele Dotti e che ci vede impegnati in collaborazione con il Centro Missionario Diocesano).
Continueremo ad essere presenti in seno al locale Coordinamento immigrazione, al forum provinciale per l’acqua pubblica, al presidio di Libera e, per quanto possibile, a tutte le iniziative che riguardano la "nigrizia" e le questioni sociali. In modo particolare, come già facciamo, opereremo in sinergia con il Centro Missionario Diocesano. Parrocchia, quartiere, Caritas sono altri nostri impegni.
Contiamo, inoltre, di riprendere il servizio presso la mensa ove vanno i migranti, di essere vicini ad alcune famiglie di africani, di organizzare incontri per sensibilizzare sulla condizione del popolo palestinese (memori dell’esperienza in Palestina con Pax Christi), di predisporre iniziative di solidarietà, ecc.
Saremo anche in relazione con i laici missionari comboniani di Palermo, con il gruppo di Aragona, con le suore comboniane che due volte al mese da Palermo verranno ad Agrigento.  
La nostra casa sarà sempre aperta a chiunque


Piccoli missionari crescono
Agrigento
“S. Daniele Comboni”, si chiama così il gruppo di ministranti nato lo scorso 22 aprile presso la parrocchia S. Maria degli Angeli di Agrigento.
Si è voluto così chiamarlo perché i piccoli chierichetti seguano il suo carisma, cioè crescano nella fede e camminino con spirito missionario verso i più deboli.
I bambini e le bambine ministranti nel percorso di formazione al ministero sono stati seguiti dai laici missionari comboniani di Agrigento, nella convinzione che l’adesione al Vangelo e il far dono di sé stessi debba aver inizio dalle giovani generazioni.
Si tratta di 12 ragazzi/e di età compresa fra 7 e 12 anni che serviranno Messa e che, come hanno voluto sottolineare al convegno diocesano ministranti del 25 aprile, sicuramente svilupperanno un cuore grande da donare al fratello.

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Anna Rita e Angelo Piraneo
laici missionari comboniani Agrigento
 
Pellegrini di Giustizia in Palestina
Agrigento
Viaggiano veloci sulle autostrade di Israele i pullman carichi di pellegrini in visita dei Luoghi Santi. Anche noi, Pellegrini di Giustizia, grazie al Movimento Cattolico Internazionale per la Pace “Pax Christi”, viaggiamo per conoscere la Terra Santa, ma anche per incontrare persone e vedere luoghi normalmente al di fuori dei comuni tour. Eccolo il muro alto e grigio costruito dagli israeliani, i check-point, i divieti imposti ai milioni di persone che vivono nei territori occupati, ma ecco anche la speranza, il coraggio della resistenza pacifica, la dignità del popolo di Palestina.
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Notizie da Porto Empedocle
Agrigento
Arriva la sera dello scorso 2 agosto a Porto Empedocle la motonave Moby. Viene da Lampedusa ed al suo interno ci sono i corpi di 19 migranti che, come si apprende da fonti d’informazione, sono morti in conseguenza delle violenze subite sul “barcone della morte”.
Sui fianchi della Moby sono disegnati personaggi dei cartoni animati e, fatto tragicamente beffardo, all’interno vengono trasportati esseri umani inanimati. Siamo sul molo, ci passano davanti diverse bare: 1, 2, 3, 4,… un corteo di bare che racchiudono corpi, attese, speranze.
Il silenzio di soli cinque presenti ed una muta preghiera rendono omaggio a questi martiri dell’umanità assente.
A poca distanza ragazzi mangiano ignari un panino, ascoltando musica e forse parlano dei loro sogni. Chissà quali erano i sogni di questi fratelli morti…!

Laici Missionari Comboniani Agrigento

 
Notizie da Lampedusa
Agrigento

REPORT LAMPEDUSA 4 e 5 GIUGNO 2011

Sono lì, chi seduto, chi conversa, chi è solo, ci guardano, accenniamo un saluto, qualcuno risponde ed accenna persino un sorriso. È il CIE di Lampedusa. Ad Imbriacola, comprese donne e bambini sono circa 200. C’è calma, ma solo apparente: veniamo a sapere di atti di autolesionismo per non essere rimpatriati, di aggressioni a forze dell’ordine, di etnie tenute attentamente separate per garantire la pacifica convivenza.
Apprendiamo che nei giorni dell’“invasione” accanto ai lampedusani che si prodigavano per aiutare i migranti, tanti si sono rinserrati in casa od hanno vissuto quei giorni proprio come un’invasione. Testimoni raccontano di porte sfondate, finestre in frantumi, altri ci dicono di uomini e donne arrivati decentemente vestiti e in pochi giorni trasformatisi in barboni, qualcuno li ha accolti in casa, tanti li hanno aiutati. Ricambiavano con un sorriso.
Dalla viva voce del responsabile della guardia costiera in quei giorni, veniamo a sapere che il rifiuto di alcuni isolani è consistito anche nell’impedire l’attracco dei mezzi della guardia costiera con sopra decine di migranti salvati in mare; quando l’imbarcazione non riusciva ad ormeggiare e, quindi, tentava di raggiungere l’altro lato della banchina, da qual lato si spostavano, correndo, quanti si opponevano allo sbarco, il tutto per ore ed ore.
Ovunque pattuglie delle forze di polizia, isola attentamente sorvegliata, che sia per questo che i turisti non arrivano? Nella notte del 4 giugno 5 migranti minorenni vengono fermati in via Roma con un ingente, forse esagerato, spiegamento di mezzi ed uomini, sono quindi perquisiti, rispediti nel CIE.
Nessuno sbarco il 4 e 5 giugno 2011.
Segnaliamo e ci fa piacere che l’Arcivescovo di Agrigento, don Franco, in questi due giorni sia stato a Lampedusa (si fermerà anche oltre) ed, ancor di più, che nell’omelia della scorsa domenica, così abbia detto: “Andate a votare. Ricordate che l’acqua è un bene di tutti”.

Anna Rita e Angelo Piraneo
laici missionari comboniani Agrigento
 
Incontro con padre Andrés Tamayo
Agrigento

14 aprile 2011 - Arriviamo ad Agrigento a notte fonda, domani giornata “campale”.

15 aprile 2011 - Al mattino siamo al Liceo Classico “Empedocle”, ci sistemiamo e pian piano arrivano i ragazzi e le ragazze e qualche professore che riempiono l’aula magna. Inizia Daniele che pone l’accento su come in Honduras al momento ci siano due mondi: il mondo falso di cui si ha notizia perché chiamato “isola dei famosi”, con finti naufraghi che vivono su una spiaggia attentamente difesa dalla polizia, ed il mondo reale fatto da un potere che schiaccia ed opprime, che uccide, da un livello enorme di povertà, da diritti umani violati, vicende di cui poco si conosce. Segue il film che descrive gli avvenimenti accaduti negli ultimi anni, con immagini di repressione, di violenze sugli indifesi, e che mostra l’anelito di giustizia e di libertà di un popolo. C’è silenzio nell’aula, i ragazzi e le ragazze sono attoniti. Prende la parola Andrés, ma prima una televisione locale vorrebbe intervistarlo, eppure lui dice di no perché il suo posto e lì fra gli studenti. Parla della sua vita, di ciò che succede in Honduras; parla di come dopo il colpo di Stato del 2009 il “potere” ha più volte tentato di zittirlo, di ucciderlo. Dice che il suo posto è in Honduras, con il “pueblo”, per marciare insieme a loro, per difenderlo, per lottare per la giustizia sociale. Andrés afferma di essere stato allontanato dal Paese dopo essere stato uno dei più vicini collaboratori del legittimo Presidente Manuel Zelaya con cui ha passato giorni asserragliato nell'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa. Ha visto molti amici morire sotto i colpi dei cecchini inviati dall'illegittimo Presidente Micheletti, messo lì dagli Usa e dalle multinazionali straniere. Mostra un’immagine con diversi volti e si sofferma, in particolare, sul volto del militare responsabile di brutali repressioni e del Cardinale Maradiaga, Presidente di Caritas Internationalis e considerato papabile dopo Giovanni Paolo II, che vuole tenere la chiesa honduregna separata dalle problematiche sociali. Oggi l'Honduras rischia di diventare uno stato serbatoio per le grandi nazioni, soprattutto per gli Usa, e per le multinazionali che vogliono così impossessarsi delle risorse del Paese. Andrés è convinto che lottando le cose possano cambiare.
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