Verona

Incontro 18 maggio 2014

SIAMO UNA COMUNITÀ IN CAMMINO

Comboni e l’esperienza di Malbes

 

Dagli Scritti di San Daniele Comboni

Un esempio di comunità cristiana primitiva: la comunità di Malbes.

(Il 24 aprile 1881 Comboni si trasferiva per circa 20 giorni nella colonia agricola di Malbes).

Vi scrivo da una novella piccola cristianità, che noi abbiamo fondata nel regno di Cordofan in luogo di alcuni pozzi chiamato Malbes, ove noi abbiamo creata una piccola cristianità (che diverrà grande a poco a poco), poiché qui abbiamo confinato giovani e ragazze maritati insieme dopo avere ricevuta la educazione cristiana nei nostri stabilimenti di El-Obeid, assegnando a ciascuno un pezzo di terreno, del cui prodotto devono vivere, come vivono, e comprando a ciascuno un asino.

A Malbes, è stata eretta una nuova missione nel Kordofan, nella capitale El Obeid, con un edificio per i missionari e uno per le Suore di S. Giuseppe e a una mezza giornata di viaggio fu fondata la colonia agricola di Malbes, formata di alcune case adatte con un po’ di terreno coltivabile per esclusiva utilità della missione, e con lo scopo di collocarvi famiglie di neri divenute cristiane, affinché potessero così costituire a poco a poco villaggi completamente cristiani.

Incontro 18 maggio 2014 – Preghiera

Canto: Dove due o tre

 

Salmo

È veramente una cosa bella,
che dà gioia,
vivere in comunità.

È un’esperienza che arricchisce la persona.
Stimola l’intelligenza ponendo interrogativi
che impegnano ad approfondire le cose.

Costringe ad essere veri quando si parla,
ad essere coerenti nelle scelte importanti
e nella semplice vita di ogni giorno.

È uno stile di vita che cambia e valorizza
anche i rapporti con gli altri;
trasmette una qualità nuova d’incontro.

Vivere in comunità è vivere
un’esperienza di Dio,
dare un segno di lui che è comunione.

Vivere in comunità è un dono
che ha la sua radice in lui,
Trinità d’amore per l’uomo.

Incontro 16 marzo 2014

MARIA MADDALENA E LE ALTRE DONNE

Questo è il titolo che ci introduce nella riflessione di oggi; infatti ci occuperemo delle donne del Vangelo al seguito di Gesù e delle donne della missione di Comboni.
Già nel momento di preghiera abbiamo ascoltato un brano del Vangelo in cui si parla di un incontro importante, quello di Gesù con Maria, sorella di Lazzaro, che sparge per Gesù il profumo di nardo, ma ne vedremo altri.
Prima di tutto diamo uno sguardo al periodo storico ed a come era considerata la donna, per capire meglio il messaggio rivoluzionario di Gesù.
La donna:
- era considerata fonte di peccato e si affermava che “chiunque discorre molto con una donna, è causa di male a se stesso, trascura lo studio della Legge e finisce nella Geenna”;
- era esclusa dall’istruzione religiosa. Gli scribi arrivavano a dire che è meglio che “le parole della Legge vengano distrutte dal fuoco piuttosto che essere insegnate alle donne”;
- un altro esempio è una preghiera (che ancora oggi viene recitata in certi ambienti ebraici):Benedetto Colui che non mi ha fatto pagano, non mi ha fatto schiavo, non mi ha fatto donna, non mi ha fatto stupido né maiale”.
Ma… il progetto di Dio, quando ci ha creato era forse questo?
Di certo NO. Infatti leggiamo in Gen 1,27: Dio creò l’uomo a Sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò e più avanti in Gen 2,18: “Non è bene che l’uomo sia solo; gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”.
Quindi fin dal principio la donna è il completamento dell’uomo. Questo aiuto è reciproco, non si riferisce solo all’ambito dell’agire o del servire ma anche a quello dell’essere! L’umano si realizza pienamente grazie alla dualità del maschile e del femminile.
Allora, se pensiamo a quanto appena detto capiamo come sia impensabile e inconcepibile che alcune donne potessero seguire Gesù allo stesso modo degli uomini!

Incontro 16 marzo 2014 – Preghiera

Canto iniziale

 

Salmo 51: Crea in me, o Dio, un cuore mondo (Turoldo)

Pietà di me, o Dio, pietà
secondo la tua infinita tenerezza,
per quanto le viscere hai ricolme d’amore
cancella le mie infedeltà,

lavami e raschia via la mia colpa,
fammi mondo dal mio peccato.

Le mie trasgressioni io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre davanti.

Contro te, contro te solo ho peccato,
quanto è male ai tuoi occhi ho commesso:
tu, sempre giusto nelle tue sentenze,
lascia parlare la tua pietà.

Ecco, nella colpa sono stato generato,
peccatore mi concepì mia madre;

ecco, è la sincerità del cuore che tu ami,
per cui fino all’intimo sono da te
ammaestrato.

Purificami con l’issopo e sarò mondato,
lavami e sarò più bianco della neve.

Ridammi ancora gioia e letizia,
esultino le ossa che hai frantumate.

Distogli il tuo volto dal mio delitto,
dalle radici estirpa ogni colpa.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito forte.

Incontro 19 gennaio 2014

MARTA E MARIA

SCANDOLA E GRIGOLINI

 

Canto

 

Salmo 86: Canto del servo angosciato (Turoldo)

Tendi l’orecchio, o Dio, e rispondimi
perché io sono povero e misero,

preserva la mia vita
perché io sono fedele:
mio Dio, salva il tuo servo
che tutto in te si abbandona.

O mio Signore, pietà di me:
così per l’intero giorno vado gemendo.

Fa’ lieta l’anima del servo tuo,
quest’anima che a te protendo, Signore.

Perché tu sei buono e indulgente
e clementissimo
con quanti innalzano a te i loro gridi.

Porgi l’orecchio, Dio, alla mia preghiera,
sii attento alla voce delle mie suppliche.

Incontro 17 novembre 2013

MARIA: MADRE E DISCEPOLA

 

Luca 1,26-38

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei.

Incontro 17 novembre 2013 – Preghiera

MARIA: MADRE E DISCEPOLA


 

Salmo 127 (126) Canto dei pellegrini.

Se il Signore non costruisce la casa,
invano si affaticano i costruttori.
Se il Signore non vigila sulla città,
invano veglia la sentinella.
Invano vi alzate di buon mattino
e tardi andate a riposare,
voi che mangiate un pane di fatica:
al suo prediletto egli lo darà nel sonno.
Ecco, eredità del Signore sono i figli,
è sua ricompensa il frutto del grembo.
Come frecce in mano a un guerriero
sono i figli avuti in giovinezza.
Beato l’uomo che ne ha piena la faretra:
non dovrà vergognarsi quando verrà alla porta
a trattare con i propri nemici.

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