Bari

Risonanze su iniziative nel territorio locale

In data 28 settembre l’Ufficio Ecumenismo e dialogo interreligioso e l’Ufficio Pastorale Sociale e del lavoro hanno promosso presso la spiaggia “Pane e Pomodoro” di Bari la Giornata per la Custodia del Creato: nella prima parte, equipaggiati con guanti e foglietti, i partecipanti all’iniziativa si sono attivati nella pulizia della spiaggia (rinvenute moltissime cicche di sigarette e microplastiche) e nella sensibilizzazione dei passanti sulle tematiche della custodia del creato; nella seconda parte, assieme a fratelli e sorelle delle altre confessioni religiose presenti nel territorio locale, si è pregato insieme mediante alcuni testi delle diverse tradizioni spirituali. Tra le varie riflessioni dei rappresentanti delle religioni presenti è emersa quella che l’essere umano anziché governare ha inteso sfruttare la creazione e che occorre recuperare il senso dell’amministrare con responsabilità la nostra casa comune, tutelandone la sua bellezza.

Fabrizio Sforza

Incontro 26 ottobre 2019

MOMENTO DI PREGHIERA INIZIALE

 

Canto: Kumbaya

 

Lettore 1: Il 15 ottobre 2017 papa Francesco indiceva un Sinodo speciale dei vescovi per la regione panamazzonica, avente come obiettivo principale “individuare nuove vie per l’evangelizzazione di quella porzione del popolo di Dio, specialmente degli indigeni, spesso dimenticati e senza prospettive di un avvenire sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica, polmone di capitale importanza per il nostro pianeta”.
Il cardinale Cláudio Hummes, nominato dal papa relatore generale del Sinodo, afferma che “il Sinodo porterà nuove strade per l’Amazzonia e questo si rifletterà in tutto il mondo, in quanto tratta temi che vanno dalla crisi climatica ed ecologica al volto di una Chiesa sempre più missionaria, dai nuovi modelli di sviluppo al diritto universale all’acqua, dal futuro di questa regione, ma anche e soprattutto al futuro della Chiesa, affinché il grido dei poveri e della terra non rimanga inascoltato”.

Incontro 21 settembre 2019

MOMENTO DI PREGHIERA CONCLUSIVO

 

Canto: Anima missionaria (1a strofa e ritornello)

Signor, dammi una vita nuova,
prima che la speranza,
svanisca dentro me.
Son pronto, a quello che tu vuoi,
far della vita un dono,
tu chiamami a servir.

Portami dove c’è gente,
che ha bisogno della tua Parola,
della fede, e della carità.
Dove manca la speranza,
dove tutto è sempre buio,
che io porti, la luce del tuo amor.

 

1° MOMENTO: in ascolto del Magistero della Chiesa

Lettore 1: Ogni inizio di anno pastorale è segnato da alcuni appuntamenti che ci propongono di dedicare la nostra preghiera, soffermare la nostra riflessione e alimentare il nostro impegno sui temi dell’integrità del creato e della missione. Accanto a questi due temi, da quest’anno nel calendario della Chiesa universale se ne aggiunge un terzo: le migrazioni.

Attraverso alcuni segni e alcuni stralci dei messaggi in preparazione alle Giornate dedicate a queste tematiche, ci predisponiamo a vivere a livello diocesano – assieme a padri e suore comboniane – gli appuntamenti in programma nelle prossime settimane.

Risonanze su iniziative nel territorio locale

All’entrare nella parrocchia di Sant’Antonio, in Bari Carbonara, la sera del 12 giugno, l’occhio si posa subito, incuriosito, su questo personaggio particolare. La barba ormai canuta e lunga, infatti, non passa certo inosservata. Incastonati nel suo volto, un paio di occhi azzurri. E se gli occhi sono lo specchio dell’anima, i suoi rivelano un’anima bellissima, autentica, genuina. Impugna un bastone di legno, simbolo di una persona che ha tanto camminato e che ancora tanto, finché Dio gliene darà la forza, vuole camminare. Un saio verde oliva avvolge il suo corpo, “verde speranza” ci tiene a precisare.
Sì, è una figura fuori dal tempo quella di fratel Biagio Conte, fondatore della missione “Speranza e Carità”. Prende il microfono e comincia a parlare, con un lieve accento siculo che tradisce subito la sua provenienza. È emozionato, un po’ impacciato, con quell’atteggiamento tipico di chi parla con grande umiltà, di chi vive di gratitudine, di Provvidenza e niente più.
Perché non imitare i santi?”. Alza subito la posta in gioco fratel Biagio. Il suo parlare è un continuo saltare dalla sua vita passata, di giovane della Palermo bene, schiavo delle mode e mai pago, alla sua nuova vita in Cristo. Nel mezzo, una rottura drastica, frutto di un senso di avversione per una società malata nella quale non si riconosceva più. “Una società che lascia indietro i deboli non è una società; prima o poi crolla, si sfalderà”, sentiva dentro di sé senza riuscire a dare un volto a questa voce. Quel viso l’ha trovato in Gesù Cristo e da allora la sua vita non è stata più la stessa. “Mi ha dato una vita nuova”, urla di gioia fratel Biagio.

Incontro 6 luglio 2019

LAICI MISSIONARI COMBONIANI: UNA PANORAMICA GENERALE

 

Preghiera
(Ringraziamento di fine anno – don Tonino Bello)

Eccoci, Signore, davanti a te. Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato. Ma se ci sentiamo sfiniti, non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto, o abbiamo coperto chi sa quali interminabili rettilinei.
È perché, purtroppo, molti passi, li abbiamo consumati sulle viottole nostre, e non sulle tue: seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera, e non le indicazioni della tua Parola; confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre, e non sui moduli semplici dell’abbandono fiducioso in te.
Forse mai, come in questo crepuscolo dell’anno, sentiamo nostre le parole di Pietro: “Abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla”.
Ad ogni modo, vogliamo ringraziarti ugualmente. Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto, ci aiuti a capire che senza di te, non possiamo far nulla. Ci agitiamo soltanto.
Ma ci sono altri motivi, Signore, che, al termine dell’anno, esigono il nostro rendimento di grazie. Ti ringraziamo, Signore, perché ci conservi nel tuo amore. Perché continui ad avere fiducia in noi.
Grazie, perché non solo ci sopporti, ma ci dai ad intendere che non sai fare a meno di noi. Grazie, Signore, perché non finisci di scommettere su di noi.
Perché non ci avvilisci per le nostre inettitudini. Anzi, ci metti nell’anima un così vivo desiderio di ricupero, che già vediamo il nuovo anno come spazio della speranza e tempo propizio per sanare i nostri dissesti.
Spogliaci, Signore, di ogni ombra di arroganza. Rivestici dei panni della misericordia e della dolcezza. Donaci un futuro gravido di grazia e di luce e di incontenibile amore per la vita.
Aiutaci a spendere per te tutto quello che abbiamo e che siamo. E la Vergine tua Madre ci intenerisca il cuore. Fino alle lacrime.

Risonanze su iniziative nel territorio locale

Il giorno 2 maggio presso la Basilica di San Nicola di Bari l’Ufficio Migrantes dell’Arcidiocesi Bari-Bitonto ha animato la celebrazione eucaristica intitolata San Nicola il pellegrino, una messa per e con i migranti che si tiene in una delle giornate del novenario di preparazione alla ricorrenza del santo patrono della città.
Un momento bello di ecumenismo vero, reale, senza confini come termine invoca, perché ha messo in relazione “fedeli locali” con persone di diversa nazionalità e religione insediate nel territorio barese oppure ospiti del CARA di Bari Palese, resi partecipi del rito con l’ufficio delle letture e le preghiere dei fratelli proclamate e recitate in lingua inglese e italiana.
Una testimonianza che un’armonia tra le “differenze” è possibile se si creano occasioni d’incontro, ascolto e conoscenza dell’altro, sebbene faticoso.
In quest’ottica, il rito è stato preceduto da una breve spiegazione alle persone ospitate presso il CARA della storia e delle opere del santo – nonché della tradizione barese ad esso ruotante –, una storia di migrazione come la loro giacché, San Nicola, originario di Patara di Licia, in Turchia, ha svolto il suo ministero, prima sacerdotale poi vescovile, a Myra e ha fatto esperienza di prigionia ed esilio durante l’impero di Diocleziano. Una storia, anch’essa, che ha attraversato i mari e che nemmeno dopo la morte lo ha visto giacere fisso in un posto perché le sue ossa furono trafugate da 62 marinai baresi dalla Cattedrale di Myra per essere poi condotte, per nave, nella loro città di Bari.

Incontro 1 giugno 2019

Religiosi e laici, insieme nella stessa “famiglia carismatica”

Preghiera
(Invocazione allo Spirito Santo – don Tonino Bello)

Spirito di Dio, che agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi dell’universo e trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose, scendi ancora sulla terra e donale il brivido dei cominciamenti.
Questo mondo che invecchia, sfioralo con l’ala della tua gloria. Dissipa le sue rughe. Fascia le ferite che l’egoismo sfrenato degli uomini ha tracciato sulla sua pelle. Mitiga con l’olio della tenerezza le arsure della sua crosta. Restituiscigli il manto dell’antico splendore, che le nostre violenze gli hanno strappato, e riversa sulle sue carni inaridite anfore di profumi.
Permea tutte le cose, e possiedine il cuore. Facci percepire la tua dolente presenza nel gemito delle foreste divelte, nell’urlo dei mari inquinati, nel pianto dei torrenti inariditi, nella viscida desolazione delle spiagge di bitume. Restituiscici al gaudio dei primordi. Riversati senza misura su tutte le nostre afflizioni. Librati ancora sul nostro vecchio mondo in pericolo. E il deserto, finalmente, ridiventerà giardino, e nel giardino fiorirà l’albero della giustizia, e frutto della giustizia sarà la pace.
Spirito Santo, che riempivi di luce i profeti e accendevi parole di fuoco sulla loro bocca, torna a parlarci con accenti di speranza. Frantuma la corazza della nostra assuefazione all’esilio. Ridestaci nel cuore nostalgie di patrie perdute. Dissipa le nostre paure. Scuotici dall’omertà. Liberaci dalla tristezza di non saperci più indignare per i soprusi consumati sui poveri. E preservaci dalla tragedia di dover riconoscere che le prime officine della violenza e della ingiustizia sono ospitate dai nostri cuori.

Risonanze su iniziative nel territorio locale

In data 30 aprile si è tenuto il quarto incontro del ciclo “Martedì della conoscenza” organizzato dai Missionari Comboniani di Bari dal titolo “Appunti di Diritto Migratorio: Protezione, Accesso, Limiti” nel quale Uljana Gazidede, avvocato del Foro di Bari, ha tratteggiato le problematicità legali esistenti nella disciplina del diritto migratorio.
Una materia che vede, oggi, molti settori devoluti alla competenza legislativa dell’Unione Europea nell’ottica di realizzazione di una politica immigratoria comunitaria nell’equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi regolarmente soggiornanti negli Stati membri (art. 79 TFUE) a cui questi devono, quindi, conformarsi, residuando la loro potestà solo negli ambiti specificamente previsti dai Trattati.
Tuttavia, tale normativa soffre, ancora, di un’applicazione frammentaria e farraginosa a livello governativo nazionale che genera un iter complesso e poco trasparente pregiudicante l’accertamento della regolarità degli ingressi e, di conseguenza, il rilascio dei permessi di soggiorno o di una qualche forma di protezione giuridica in favore degli immigrati.
L’avv. Gazidede, originaria di Durazzo, rappresenta una fetta di storia dell’immigrazione albanese in terra di Bari che ha provato sulla propria pelle cosa significa scappare dal proprio Paese per ragioni forzate, dover essere ammessi da uno Stato e doversi inserire in contesti diversi da quelli di appartenenza: circostanze che hanno alimentato in lei il desiderio di accompagnare la popolazione albanese e chi non è comunitario sulla strada diretta al riconoscimento di quei diritti che dovrebbero esserlo per natura, come il semplice fatto di “essere”, “stare” su una parte di Terra, di migrare, per l’appunto: diritto che, invece, risulta essere, da sempre, una prerogativa di una sola fetta di mondo e una negazione per la restante parte.

Incontro 27 aprile 2019

IN ASCOLTO DI ALCUNI TESTIMONI


Preghiera
(Maria, donna del terzo giorno – don Tonino Bello)

Santa Maria, donna del terzo giorno, destaci dal sonno della roccia. E l’annuncio che è Pasqua pure per noi, vieni a portarcelo tu, nel cuore della notte.
Non aspettare i chiarori dell’alba. Non attendere che le donne vengano con gli unguenti. Vieni prima tu, coi riflessi del Risorto negli occhi e con i profumi della tua testimonianza diretta.
Quando le altre Marie arriveranno nel giardino, con i piedi umidi di rugiada, ci trovino già desti e sappiano di essere state precedute da te, l’unica spettatrice del duello tra la vita e la morte. La nostra non è mancanza di fiducia nelle loro parole. Ma ci sentiamo così addosso i tentacoli della morte, che la loro testimonianza non ci basta. Esse hanno visto, sì, il trionfo del vincitore. Ma non hanno sperimentato la sconfitta dell’avversario. Solo tu ci puoi assicurare che la morte è stata uccisa davvero, perché l’hai vista esanime a terra.
Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. Che la fame, il razzismo, la droga sono il riporto di vecchie contabilità fallimentari. Che la noia, la solitudine, la malattia sono gli arretrati dovuti ad antiche gestioni. E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate come la brina dal sole della primavera.
Santa Maria, donna del terzo giorno, strappaci dal volto il sudario della disperazione e arrotola per sempre, in un angolo, le bende del nostro peccato. A dispetto della mancanza di lavoro, di case, di pane, confortaci col vino nuovo della gioia e con gli azzimi pasquali della solidarietà.
Donaci un po’ di pace. Impediscici di intingere il boccone traditore nel piatto delle erbe amare. Liberaci dal bacio della vigliaccheria. Preservaci dall’egoismo. E regalaci la speranza che, quando verrà il momento della sfida decisiva, anche per noi come per Gesù, tu possa essere l’arbitra che, il terzo giorno, omologherà finalmente la nostra vittoria.

Risonanze su iniziative nel territorio locale

Organizzato dalla Caritas diocesana, il giorno 2 marzo si è tenuto un incontro sul tema Beati i miti. AAA Parole e gesti non violenti CERCASI”, nel quale è intervenuto Marco Iasevoli, giornalista di “Avvenire” che ha offerto molteplici spunti di riflessione.
La mitezza non riguarda soltanto atteggiamenti e comportamenti, ma è anche un progetto culturale: per sostenere un servizio ci vuole sempre formazione e cultura, perché ad un certo punto per andare avanti, per procedere, per migliorare, non basta la buona volontà. La mitezza ci richiama all’unità della nostra persona, alla coerenza tra fede e vita: non è possibile essere cristiani solo in chiesa ma non anche in famiglia, al lavoro, per strada, sui social network. Attraverso la formazione e la cultura siamo chiamati a fare sintesi delle varie pulsioni che ci abitano.
Bisogna fare attenzione ad un rischio, e cioè che non si passi dalla “mitezza” al sentirsi “mito”: è necessario purificarsi costantemente dalla tentazione di vivere il servizio come un potere.