Gruppi di base

I gruppi di base o “comunità territoriali”, sempre in cerca di percorsi inediti, sono luoghi di impegno sul territorio, di vocazione e formazione, di invio e sostegno di partenti.

Convivenza 16-17 giugno 2018

Sabato 16 e domenica 17 giugno ci siamo ritrovati presso l’Osservanza di Bologna per un momento di convivenza, per pregare insieme e riflettere su Missione dei Laici Missionari Comboniani: sfide, sogni, speranze, guidati da padre Giovanni Munari.
Sabato pomeriggio erano presenti per il gruppo di Bologna: Micaela, Emma, Chiara, Eileen, Agostino, Giuliana, Annalisa e Michele; per il gruppo di Padova: Fabrizio, Francesca, Dorella e Roberto.
Siamo partiti dal significato del termine missione e dalla Parola.
Padre Giovanni per cominciare ci ha ricordato che il Vangelo è uno solo per tutti: laici, preti, suore, ecc. Le Beatitudini sono un ideale di vita per tutti, non solo per i consacrati.
Il Battesimo ricevuto dà pieno diritto (e dovere) a ciascun laico di sentirsi parte integrante della Chiesa, di annunciare il Vangelo, di lavorare per la Chiesa; è un “diritto di cittadinanza” all’interno della Chiesa per tutti i battezzati. E se vogliamo costruire qualcosa lo dobbiamo fare sulla Parola, non sui documenti.

Incontro 6 maggio 2018

IL CUORE DI GESÙ CUORE DELLA MISSIONE

 

Preghiera

 

Dal Vangelo secondo Luca (15,4-7)

In quel tempo Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola: “Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

 

Dai discorsi di papa Francesco (Messa del Giubileo dei Sacerdoti 03/06/2016)

[…] Il Cuore del Buon Pastore non è soltanto il Cuore che ha misericordia di noi, ma è la misericordia stessa. Lì risplende l’amore del Padre; lì mi sento sicuro di essere accolto e compreso come sono; lì, con tutti i miei limiti e i miei peccati, gusto la certezza di essere scelto e amato. Guardando a quel Cuore rinnovo il primo amore: la memoria di quando il Signore mi ha toccato nell’animo e mi ha chiamato a seguirlo, la gioia di aver gettato le reti della vita sulla sua Parola (cfr Lc 5,5).
Il Cuore del Buon Pastore ci dice che il suo amore non ha confini, non si stanca e non si arrende mai. Lì vediamo il suo continuo donarsi, senza limiti; lì troviamo la sorgente dell’amore fedele e mite, che lascia liberi e rende liberi; lì riscopriamo ogni volta che Gesù ci ama «fino alla fine» (Gv 13,1) – non si ferma prima, fino alla fine –, senza mai imporsi.
Il Cuore del Buon Pastore è proteso verso di noi, “polarizzato” specialmente verso chi è più distante; lì punta ostinatamente l’ago della sua bussola, lì rivela una debolezza d’amore particolare, perché tutti desidera raggiungere e nessuno perdere. […]

Incontro 14 aprile 2018

LA GIOIA


Preghiera


Dal Vangelo secondo Luca (24,50-53)

[Dopo la Resurrezione Gesù condusse gli apostoli] fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

 

Dai discorsi di papa Francesco (Messa del 10/05/2013 nella Cappella di Casa Santa Marta)

[…] La gioia è un dono del Signore. Ci riempie da dentro. È come un’unzione dello Spirito. […] Questa gioia è nella sicurezza che Gesù è con noi. […] Ma è una sicurezza […] che possiamo imbottigliare per averla sempre con noi? No, perché se vogliamo avere questa gioia soltanto per noi, alla fine si ammala e il nostro cuore diviene un po’ stropicciato e la nostra faccia non trasmette quella gioia grande ma quella nostalgia, quella malinconia che non è sana. Alcune volte questi cristiani malinconici hanno più faccia da peperoncini all’aceto e non quella di chi è gioioso e ha una vita bella. […] La gioia non si può fermare: deve andare avanti perché è una virtù pellegrina. È un dono che cammina, che cammina sulla strada della vita, cammina con Gesù: predicare, annunziare Gesù, la gioia, allunga la strada e allarga la strada. Ed è una virtù di quei grandi che sono al di sopra delle pochezze, che sono al di sopra di queste piccolezze umane, che non si lasciano coinvolgere in quelle piccole cose interne della comunità, della Chiesa; guardano sempre all’orizzonte. La gioia è una virtù del cammino. Sant’Agostino diceva: “Canta e cammina!”. Questa è la gioia del cristiano: il cristiano canta con la gioia, e cammina, e porta questa gioia. Anche questa gioia alcune volte è un po’ nascosta dalla croce, ma canta e cammina. Sa lodare Dio come gli apostoli quando sono tornati dal monte, dopo l’Ascensione di Gesù. La gioia è il dono che ci porta alla virtù della magnanimità. Il cristiano è magnanimo, non può essere pusillanime: è magnanimo. E proprio la magnanimità è la virtù del respiro, è la virtù di andare sempre avanti, ma con quello spirito pieno dello Spirito Santo.

Incontro 4 marzo 2018

IL MARTIRIO


Preghiera

 

Introduzione

La Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri in programma ogni anno il 24 marzo, giorno del martirio del vescovo salvadoregno Óscar Romero, è occasione per tutti i cristiani, non solo di ricordare quanti hanno perso la vita a causa del Vangelo ma soprattutto per comprendere sempre più che la Martyria, cioè la testimonianza, riguarda ognuno di noi. Una fede muta, che non annuncia e che non testimonia l’amore di Dio, è una fede sterile, incapace di generare vita.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,18-21)

Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.

Incontro 4 febbraio 2018

LA CROCE

Dagli scritti di Comboni

[6337] Le opere di Dio devono sempre nascere appiè del Calvario. La Croce, le contraddizioni, gli ostacoli, il sacrificio sono il contrassegno ordinario della santità di un’opera; ed è per questa via seminata di triboli e spine, che le opere di Dio si sviluppano, prosperano, e raggiungono la loro perfezione e trionfo. Questa è l’amorosa e sapiente economia della Provvidenza divina, pienamente confermata dalla storia della Chiesa e di tutte le Missioni Apostoliche della terra, la quale dimostra a caratteri della più splendida verità, che mai fu piantata in verun regno ed in nessun luogo la vera religione di Gesù Cristo, senza i più duri sacrifizi, le più fiere contraddizioni, ed il martirio. E la ragione è evidentissima; perché tutte le Opere di Dio tendendo per loro natura a distruggere nel mondo il regno di satana, per sostituirvi il salutifero vessillo della Croce, il principe delle tenebre deve necessariamente commuoversi, dimenarsi, divincolarsi, e suscitare tutte le potenze d’abisso, e tutte le funeste passioni de’ suoi ausiliari del mondo, per combattere a sua volta il suo formidabile ed eterno nemico, cioè, Gesù Cristo Redentore del genere umano, affine di resistergli, combatterlo e conquiderlo.

Incontro 25 novembre 2017

AFRICA: IL CONTINENTE FATTO A FORMA DI CUORE

La croce in Africa

Il missionario è un testimone di Cristo morto e risorto. La croce del dolore lascia intravedere la luce della risurrezione. La missione in Africa è stata segnata dalla croce e dal martirio per poter annunciare che nel dolore di tutti i giorni Cristo è il protagonista della storia di ogni persona e di ogni popolo.
Il continente africano è stato toccato dalla croce e non si potrà mai capire se non alla luce di Cristo crocifisso e risorto.
L’Africa è stata sempre provocata, invitata a prendere parte nel piano di salvezza di Dio, una salvezza che deve passare necessariamente attraverso la croce e la morte. L’Africa è oggi come il simbolo della sofferenza di Dio in un mondo senza Dio. Soltanto alla luce di Cristo, morto e risorto, l’Africa può ritrovare il vero senso della vita, poiché «la Redenzione, avvenuta per mezzo della Croce, ha ridato definitivamente all’uomo la dignità e il senso della sua esistenza nel mondo» (Redemptor Hominis 10).
Il missionario che va in Africa, ha bisogno di capire che Dio domanda all’Africa di prendere parte alla sua sofferenza, alla sua croce e alla sua morte per salvare l’umanità. La sofferenza, trasformata in donazione di amore, è sempre feconda.
Questa volontà di Dio di associare l’Africa alla sua sofferenza per rinnovare il mondo, che conosce una grave crisi dei valori morali e nei suoi rapporti con Dio, è di sempre. È dall’Africa che parte l’Esodo di Mosè e del popolo d’Israele, intraprendendo il lungo cammino di Dio con l’uomo verso la montagna dell’Alleanza tra Dio e l’umanità (cfr. Es 1-20). È l’Africa che protegge Gesù Bambino dalla furia criminale di Erode il Grande (cfr. Mt 2,13-23). È un africano, “un certo Simone, originario di Cirene”, che aiuta Gesù a portare la croce (Mt 27,32; cfr. Ecclesia in Africa 27). È nella croce di Cristo, dove le due parti nemiche dell’umanità, divise, sono riconciliate “in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l’inimicizia” (Ef 2,16). La vittoria sulla morte e sul peccato si trova nella croce di Cristo (cfr. 1Cor 15,55-57).
Il nome di ogni africano è trascritto «sulle palme delle mani di Cristo, trafitte dai chiodi della crocifissione» (Ecclesia in Africa 143).

Cambiare il mondo con i nuovi stili di vita

Noi del gruppo Laici Missionari Comboniani di Bologna abbiamo deciso di “uscire”.
Uscire per incontrare le comunità parrocchiali, per riflettere e condividere sui Nuovi Stili di Vita.
Condividere Testa: per capire i fenomeni in cui siamo immersi.
Condividere Cuore: per sostenere le necessità di cambiamento interiore ed esteriore.
Condividere Mani: per stimolare iniziative che ogni gruppo locale, parrocchiale può mettere in azione.
Sentiamo importante intraprendere un cammino missionario che aiuti a mettere in discussione uno stile di vita sempre più consumistico e individuale, che accresce sempre di più le disuguaglianze sociali, locali e mondiali, oltre che danneggiare brutalmente la nostra Casa Comune: la Terra.